Quali sarebbero i miei ‪interessi inconfessabili?

“Ma l’Italia è, e forse è sempre stata, uno dei Paesi al mondo in cui di preferenza le azioni degli altri vengono spiegate in riferimento a qualche interesse inconfessabile“. Lo scrive Giovanni Belardelli, a proposito di Gabrielli nel pezzo «Fa il suo lavoro? Che strano, non ci credo».

Ecco, anch’io faccio il mio lavoro – scrivo dal 2000 per (in ordine)  Computer Idea, Pc Magazine, VNUnet.it, Gizmodo.it e ITespresso.it (e ZoneLibere.net) più un articolo per Nautilus (’98), un libro per la Shake (I motori nel Caos della Rete), un libro per Agenzia X (Mela Marcia), e-book per VideA (Porka Troika; Zero Privacy) – E, che strano!, se non ci credi, mi dispiace. Ma mi dispiace per te, per la tua sfiducia nel mondo. Non per me, che mi sveglio alle 5 o alle 6 con grande fatica personale e, invece di andare in palestra, a fare shopping o agli aperitivi come tante coetanee, scrivo sei pezzi al giorno 5 giorni alla settimana (poi nel week-end, non faccio la santa e recupero con lo shopping e gli aperitivi, figuriamoci :).

Ma userò questo pezzo per rispondere a MacRaiser (per l’ultima volta, perché sono delusa da una persona che credevo ironica. Quello che ho sempre rimproverato al blog “Melamente Assorto” (la cui controinformazione è ben fatta) è solo una cosa: l’attacco personale ai singoli giornalisti. Lo trovo spiacevole, fuori luogo e anche seccante, ma te l’ho già detto; invece continuo a ridere di certi titoloni pro Apple, di quando alcuni chiamano gli smartphone “gli iPhone”, con un marchio registrato, giusto per fare pubblicità gratuita; di certe sviolinate pro Renzi o il guru di turno; di certe genuflessioni pro Microsoft – Google o Facebook… L’Italia è provinciale, no? L’abbiamo sempre detto e continuo a trovarlo francamente insopportabile! Bene fa chi lo fa notare!).

Ogni libro che scrivo dagli anni ’90 viene guardato con diffidenza da metà establishment (che non amo, di certo ricambiata) e da metà underground (ah, i duri e puri che finiscono sempre per essere epurati da chi è più puro di loro!), con assurde e cervellotiche panzane legate alla dietrologia e al complottismo. Dovrei esserne felice? Ma anche NO! A 44 anni, sarei pure stufa.

Ai “padri del complotto permanente”, ai “barricaderi evergreen” ribadisco che ciò che scrivo è solo frutto di analisi (non solo mie, ma di tante società d’analisi puntualmente citate nei miei pezzi) e di miei convincimenti profondi. E di tante chiacchiere con conoscenti ed amici (di ogni – ogni! – ceto sociale, ogni orientamento sessuale, filosofico, ogni militanza politica, apartitica e no – di ogni marca di telefonino e Pc, blabla): non sono mai stata settaria.

Credo di aver dimostrato con i FATTI di non perseguire “interessi personali illegittimi”. Se qualcuno ritiene il contrario, lo dica apertamente: il chiacchiericcio mi annoia, adoro solo il gossip di Borsa (o sulle donne di potere, il vecchio taglia-e-cuci davanti a una tazza di tè, ha sempre il suo fascino!).

Ammesso che io abbia mai avuto “un briciolo di potere o di influenza” (di cui dubito: di solito gli influencer guadagnano meglio!), non credo di usarlo solo e soltanto per fare i miei “interessi” (quali, poi?). Cerco solo di fare il mio lavoro. Nel modo più onesto e libero, o almeno ci provo.

Lo faccio bene? Lo faccio male? Il mio unico padrone siete voi, miei lettori disse una volta il vecchio Indro Montanelli, anche quando cercava qualche sponsor per fondare un giornale e magari chiudeva un occhio su qualcuno (scrive così Ottone).

Ecco, finora non ho avuto sponsor (a mia insaputa? Dubito). Certo, a volte sbaglio (e capita…! Dopo aver scritto 30 mila news dal 2004 ad oggi, più non so quante inchieste dal 2000 ad oggi, qualche e-book, avrò pure commesso qualche svista e milioni di refusi, ci sta!), in genere, se me lo scrivete o me lo dite, – se ritengo che abbiate ragione – mi correggo. E chiedo pure scusa, se l’errore è grave.

Allora, quali sono i miei inconfessabili secondi fini?

Se scrivo di Windows Phone, non è perché sono pro Microsoft, ma perché sono contraria sia ai monopoli che ai duopoli: credo nel mercato IT libero e aperto. Credo che un terzo OS sia- come minimo! – necessario, per non ripetere il monopolio di Windows degli anni ’90 o il dupolio Android/iOS che non aiuta l’innovazione nel mercato Mobile. Ho parlato di tutti gli OS: da Sailfish (ex Jolla) a Firefox OS, da Ubuntu Touch per il Mobile al Blackberry, oltre ad Android, iOS e Windows Phone. Oltre a Windows, Os X e Gnu/Linux su desktop.

La scelta finale sta a VOI, cari utenti: siete voi, con i vostri acquisti consapevoli, a “fare il mercato” e a decretare vincitori e vinti. Voi dovete cercare e leggere le recensioni migliori, più libere e più corrette, scritte con la schiena dritta, per fare la scelta giusta, tagliata sulle vostre esigenze. Voi /noi dovete /dobbiamo informarvi se c’è una backdoor nello smartphone o se il vostro smartphone è nel mirino dei malware, o se il vendor collabora con NSA, perché è giusto che voi/noi utenti siate/siamo informati correttamente. Utenti consapevoli e non Utonti passivi!

Solo una stampa watchdog e libera, aiuta il libero mercato. Il marketing è un compito delle aziende: non dovrebbe neanche essere l’unico, sottolineo. Il giornalista non è un PR. A noi giornalisti spetta il compito di raccontare i fatti, la verità e testare i prodotti con senso critico e approccio open mind. E il lettore giudichi con gli occhi aperti e la mente sgombra.

I Fans stanno allo stadio. Gli arcinemici stanno ahimè in guerra, nelle retrovie e nella black propaganda. Sui blog, scelgo i blogger liberi e (auto)ironici. Nelle testate, i giornalisti che scrivono ciò che pensano. Senza secondi fini, se non la libertà d’espressione e il Free speech.

P.S.: Spero che l’Europa approvi una fisco comune per far pagare alle multinazionali tutto ciò che devono pagare. E spero che chi evade le tasse, venga punito. Ma chi fa “ingegneria fiscale” e non evade o elude, pone un problema non all’Italia, bensì all’Unione europea intera.

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Cinquecento milioni di iPhone nascondono uno sniffer?

“HIDDEN packet sniffer spy tech in MILLIONS of iPhones, iPads – expert”. L’esperto Jonathan Zdziarski all’evento Hackers On Planet Earth (HOPE X) punta il dito contro Apple, accusata di aver nascosto uno sniffer in cinquecento milioni di iPhone e decine di milioni di iPad. Una porta segreta per la tecno sorveglianza. La backdoor in iOS – se verrà confermata – sarebbe il peggior nemico per la privacy dopo lo scandalo NSA. Stay tuned!

UPDATE: com.apple.mobile.file_relay consente di trafugare una grande quantità di dati, compresi l’account di posta elettronica, Twitter, iCloud ed altri servizi, oltre a una copia completa della rubrica, la cache dell’utente, i log delle posizioni geografiche e le foto.

Il servizio Pcapd permette di monitorare tutto il traffico di rete wireless. House_arrest, invece, consente la copia dei file e documenti sensibili provenienti da Twitter, Facebook e molte altre applicazioni.

Apple nega sul Financial Times l’esistenza di backdoor. Ma se questi file non si chiamano backdoor, cosa mai saranno? “Apple ha davvero bisogno di sistemare le cose”.

 

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Il rialzo dell’Equo compenso danneggia tutto l’IT

MacRaiser di Melamente Assorto mi critica perché ho osato scrivere #iostoconApple #MicaConlaSiae nella querelle sul rialzo dell’Equo compenso. La mia – as usual – era una provocazione (come del resto lo era “Mela Marcia”: non è mai stato un libro contro Apple – come dimostra l’Url “nessun grande nemico” ;) – ma un pamphlet sul lato oscuro e sui punti deboli di un’azienda da record; avevamo già scritto un libro sul lato oscuro di Google nel 2000 per la ShaKe).

#iostoconApple significa che nella querelle sull’Equo compenso – un “balzello” che danneggia tutto l’IT e fa male all’economia digitale (mica Apple!) – sono decisamente contro la SIAE.

La mia opinione è che Apple abbia fatto bene a scorporare il costo dell’Equo Compenso, mettendolo a carico dell’acquirente, per svelare un’IPOCRISIA. Quella del ministro Franceschini che aveva sbandierato ai quattro venti che l’iPhone non sarebbe aumentato di prezzo e che la tassa non avrebbe colpito gli utenti finali. Se paga Pantalone, invece cade la maschera e il decreto appare per quello che è e non sotto le mentite spoglie di com’era stato (ipocritamente?) – presentato. Benvenga! Brava Apple ad aver messo il dito nella piaga: tutto qui.

Inoltre, secondo me, il rialzo a tripla cifra dell’Equo compenso - in un momento in cui gli italiani sono oberati di tasse e rinunciano perfino alle vacanze! - rende inderogabile un provvedimento: bisogna liberalizzare subito la gestione dei diritti, perché questa  SIAE e l’Equo compenso non fanno bene all’economia digitale (ma lo scrivo da sempre!).

L’aumento a tre cifre dell’Equo compenso colpisce NOI consumatori di IT e solo noi! Tutte le sterili e infantili polemiche sulle “multinazionali baubau”, da parte di SIAE (da che pulpito!) e di un ex ministro, mi lasciano francamente perplessa. Le trovo, appunto, obsolete e anche adolescenziali, ma vabbè.

Sono anche contraria alla Web Tax, e cioè a una via italiana alla tassazione delle multinazionali al di fuori delle direttive europee: primo perché mi pare una spedizione “punitiva” da cyber-bulli (un Paese con 120 miliardi di evasione fiscale, che mette la Web Tax, è surreale: faccia vera lotta all’evasione e all’elusione, invece di introdurre nuove tasse prive di fondamento giuridico); secondo, perché simili tassazioni vanno inquadrate nell’ambito di una normativa europea, per non rischiare una multa e perfino una procedura d’infrazione per violazione del diritto comunitario come previsto da direttiva 98/34/CE.

Non sono mai stata contro le multinazionali (“Nessun grande nemico” vuol dire proprio questo, neanche negli anni ’90 quando scrivevo che preferivo Gnu/Linux a Windows… Figuriamoci a 44 anni: tutte le beghe sull’italianità, non mi trovano poi affatto d’accordo: sono per le economie aperte e contro i monopoli). Invece studio il “lato oscuro” e i “punti deboli” delle multinazionali IT, soprattutto se vengono esaltate acriticamente dai media. Ho criticato l’IPO di Facebook un anno fa, ho criticato Apple e Google, come anche Microsoft, quando ritengo che stiano adottando strategie dubbie o inefficaci: mi comporto da “analista”, non da Fanboy/Crackberry o Fandroid, insomma. Spero – cerco – di comportarmi da Watchdog (se sbaglio, correggetemi!).

(Gentile MacRaiser, continuo a usare Gnu/Linux, Android e Windows: non ho l’iPhone, ma un Lumia mid-range personale e un Android top di gamma in famiglia. Mi è stato regalato da un familiare un iPad nel 2012, ma spero un giorno di comprarmi un Surface. Il mio Pc – regalo di compleanno di famiglia – è un ultrabook Asus; a volte uso un netbook Dell. Non ho aumenti di stipendio dal 2007, e credo di non aver guadagnato simpatie presso i Fanboys dicendo #iostoconApple: non era mia intenzione fare la voltagabbana (in cambio di che, poi?). Non volevo neanche riscuotere il plauso degli amanti d uni brand – plauso che non ho ricevuto! Almeno non mi risulta! – ma solo ribadire il mio profondo NO al rialzo dell’Equo compenso. Se da una provocazione, ritieni che abbia guadagnato qualcosa, ti sbagli di grosso.

Tutta la tecnologia che possiedo è stata pagata fino all’ultimo centesimo, da sempre. Non ricevo aumenti di stipendio da anni – come numerosi italiani per altro -, a causa della congiuntura economica. Mi è stato offerto un buon lavoro nel 2011, ma ho rifiutato perché non mi pareva che mi venisse offerto per il mio CV, dunque – in assenza di chiarezza da parte del vice direttore – ho declinato l’invito e tanti saluti (Avrei guadagnatodi più? Temo di sì, ahimè).

Sono sempre la stessa Mirella di 15 anni fa: provocatoria, as usual. Ma senza secondi fini. Cari saluti! E continuerò a criticare Apple, Google, Microsoft o Facebook, se e quando riterrò opportuno criticare, come ho sempre – liberamente – fatto. (Anzi, devo già scrivere un post da due giorni!).

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I deliri di mezza estate di SIAE e del deputato Boccia, uniti contro Apple.

L’Italia è uno strano Paese. L’aumento a tripla cifra dell’Equo compenso sulla copia privata fa aumentare il prezzo di iPhone e iPad (gli utenti pagheranno in più 4,76 euro in più su un iPhone 5s da 32 Gb, 3,54 euro in più su un iPad da 32 G), MA: invece di urlare contro la decisione anacronistica del ministro Franceschini, si levano i peana di SIAE e del deputato Boccia (il genio della Web Tax) contro Apple.

Ebbene: Apple non ha nessuna responsabilità!

Ma la SIAE (un monopolio anacronistico, da abolire! Liberalizzate il mercato o no?) e un ex settosegretario della Repubblica Italiana si spellano le mani per applaudire al famigerato Equo Compenso.

Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, scrive: “Gravissimo, e al tempo stesso emblematico, il caso dei rincari dei prodotti  Apple dopo la norma del governo sull’equo compenso per copia privata. Le multinazionali del web quando si tratta di pagare un contributo giusto nel Paese in cui si producono profitti alzano immediate barricate. Forse perché diminuiscono di qualche centesimo le risorse che finiscono nei loro conti offshore?“.

I sindacati della SIAE (Slc Cgil – FisTel Cisl – Uilpauil – Ugl Comunicazioni – ConfSAL Cida – Cisal) incalzano: ”Un’operazione di pura mistificazione della realtà mirata a confondere i consumatori e a mantenere inalterati i propri ingenti profitti, spesso realizzati attraverso l’utilizzo di manodopera a basso costo“.

Delirio.

A parte la stucchevole (e infantile) retorica sulle multinazionali. A parte la presunzione, la “superiorità morale” che trasuda da questo pezzo. A parte il manierismo di certa sinistra che nessuno rottamerà mai abbastanza, temo. Ecco, anche mettendo da parte tutto ciò, quello che emerge è pura ignoranza. Si ignorano le potenzialità dell’Economia Digitale.

L’Italia deve diventare digitale e Internet-friendly. E invece, arriva prima la Web Tax - rottamata da Renzi in extremis -, poi ora l’Equo Compenso. Il genio dell’italianità che impedisce al Paese di aprirsi ai capitali stranieri. Anzi: li respinge, pure con sdegno.

Deliri di mezza estate?

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Chiamatelo iTime. Apple iTime.

Un brevetto potrebbe sfatare il falso mito su Apple iWatch. Lo smartwatch di Apple potrebbe chiamarsi iTime e non iWatch.

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Il cloud dà un’iniezione di fiducia al Ceo di Microsoft Satya Nadella.

Nokia pesa sui profitti di Microsoft, ma Windows vede segni di risveglio del mercato Pc e il cloud registra una robusta crescita.

Dopo i 18 mila licenziamenti, Microsoft sembra finalmente sulla giusta carreggiata.

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Più del 70% dei profitti di Apple viene generato dagli iPhone.

Santo iPhone. Apple ha venduto 35.2 milioni di iPhone, in crescita del 13%. Ormai oltre il 70% dei profitti di Apple viene generato dagli iPhone. In Cina le vendite degli iPhone sono salite del 48% grazie all’accordo con China Mobile; le vendite di Mac sono cresciute del 39%, quelle di iPad hanno messo a segno un balzo del 51%.

Tutto bene? Nì.

Gli iPad registrano il secondo calo consecutivo: -9% globale. Rimangono l’anello debole. E se Apple lanciasse un iWatch, creerebbe una nicchia che vale il 5% delle vendite: un’inezia.

In Cina Xiaomi anticipa Apple nel lancio dei big screen: Mi4 avrà 5 pollici di diagonale e arriverà prima di iPhone 6. Solo in Cina, secondo Forrester Research, circa il 40% dei dispositivi mobili venduto è costituito de davice Android con display oltre i 5 pollici.

Apple dipende eccessivamente da iPhone ed è troppo sbilanciata sulle vendite cinesi. Se si incrinasse uno di questi fattori, addio alle trimestrali stellari. (Ma intanto festeggia i profitti in crescita a doppia cifra).

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Il motore di Google gira a mille.

NPD fotografa una crescita dei Chromebook a tripla cifra: si tratta di un incremento del 250% anno su anno, grazie alla diffusione dei laptop con Google Chrome OS nelle scuole statunitensi.

Google ha appena presentato una buona trimestrale: la 18esima trimestrale consecutiva in crescita, con fatturato che s’impenna del 20%. Google non solo sta beneficiando del passaggio all’era Mobile, ma trae anche vantaggio da Internet delle Cose (IoT) e Wearable tech (tecnologia da indossare, dagli smartwatch agli smartglass). Google ha raggiunto 17 miliardi di investimenti nel budget nell’ultimo quinquennio e ha speso 13 miliardi di dollari in ricerca.

Il motore di Google SuperStar gira a mille.

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Diciottomila licenziamenti. Come se il Comune di Borgo San Lorenzo sparisse dalle cartine geografiche.

Diciotto mila ‪tagli‬ in ‪‎Microsoft‬, che da colosso del software si trasforma in azienda di ‪‎piattaforme‬ e ‪servizi‬, nell’era ‪Mobile First‬ e ‪Cloud First‬.

Una ristrutturazione lacrime e sangue. La prissima trimestrale? Il 22 luglio: si stima una crescita del fatturato del 10%. E il ritorno di Windows, grazie alla ripresa del Mercato Pc negli USA.

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LG G3 scommette su fotografia, performance e un display da 534 ppi

Design, display, software, la fotocamera con laser auto-focus e l’hardware (a partire dalla batteria da 3,000mAh e da un processore da urlo: quad-core 2.5GHz Qualcomm Snapdragon 801). Il meglio? Lo schermo è un display Quad HD (True HD-IPS+ Lcd) da 5,5 pollici e con risoluzione da 2560 x 1440 pixel e densità di pixel da 534 ppi.

Quando Steve Jobs diceva che oltre Retina Display, l’occhio umano non percepiva le differenze? Aveva, ancora una volta, torto.

LG ha infranto la barriera dei 500 PPI e le differenze si vedono.

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