ESCLUSIVA: Marco Savi, licenziato dall’Apple Store di Grugliasco, risponde alle domande di Ngn

Marco Savi ha lavorato dal 2/9/2010 al 13/10/2010 per l‘Apple Store di Grugliasco. È uno dei licenziati in quanto «non allineati al pensiero Apple».

NGN di MelaMarcia chiede a Marco Savi (M.S.): Il suo lavoro presso Apple Store in cosa consisteva? Prima com’era lavorare per Apple Store?

M.S.: In Apple store avevo la qualifica di “specialist” che è colui che si occupa delle vendite di tutti i dispositivi della mela e di assistere i clienti in caso di bisogno. Inoltre può anche tenere seminari.

NGN: Qual è stata la ragione precisa del licenziamento?

M.S.: Non sono ancora riuscito a sapere la ragione precisa, e sto cercando ancora di saperla. Il mio periodo di prova sarebbe terminato il 4 novembre ma il 13 ottobre sono stato lasciato a casa. Giuro di non aver fatto niente di grave per essere lasciato a casa prima ancora del termine del periodo di prova.

NGN: È vero che oltre al licenziamento, le hanno chiesto di uscire dal retro?

M.S.: Non me lo hanno chiesto, me lo hanno imposto. Un manager mi ha accompagnato alla porta posteriore.

NGN: Quali sono le regole di questo “pensiero Apple”? Esistono linee guida Apple di comportamento e relazione con l’utenza finale?
M.S.: Si certamente esistono delle regole di comportamento e di relazione verso il cliente o l’utente. Sono riassunte nella “Credo Card” che ognuno di noi deve portare con se. Il caloroso benvenuto al cliente, l’approccio e il modo di trattare con lui sono dettate da Apple.

NGN: Capitolo “suicidi in Foxconn”: sono fatti risaputi o no nell’ambiente di lavoro?

M.S.: Nell’ambiente assolutamente si. Non so quanto siano risaputi tra i non addetti ai lavori o tra i non appassionati Apple.

NGN: Alla luce della tua esperienza, esistono limitazioni alla libertà di pensiero e di espressione nell’ambiente di lavoro Apple?

M.S.: Assolutamente si, nonostante Apple insegni il contrario specialmente nel “core training”. E penso che l’aver espresso pensieri ed opinioni sia stato uno dei motivi per cui non ero gradito ai manager di Grugliasco. I pensieri ed opinioni sono accettati sempre se rimangono dentro alla dottrina Apple.

NGN: La politica di gestione del personale Apple ha valenza italiana o segue un protocollo europeo o addirittura internazionale?
M.S.: Non conosco in modo approfondito come avviene la gestione a livello internazionale. Ma da quello che mi é stato detto da colleghi e altri lavoratori in Apple, la politica dovrebbe essere la stessa ovunque. Purtroppo in ogni paese si risente delle specifiche e delle caratteristiche proprie della gente che lo abita. In Italia siamo sicuramente diversi che in Gran Bretagna o in altri paesi e quindi anche all’interno di Apple, in Italia, vige la norma non scritta che chi è più “lecchino” fa più strada.

NGN: Dopo questa bruciante esperienza, come pensi che i lavoratori hi-tech possano coordinarsi per reagire a questi soprusi? La Rete (social network compresi) possono aiutare?
M.S.: I lavoratori, come i miei ex-colleghi all’interno dello store, ci pensano 10 volte prima di parlare. Inoltre chi è ancora in prova al momento non dirà sicuramente mai nulla per paura di perdere il posto. Inoltre viene firmato un accordo di riservatezza che se violato porta al licenziamento e al pagamento di una penale altissima. Per quanto riguarda i lavoratori di altre aziende Hi-tech non conoscendo la loro situazione non posso dare un giudizio appropriato; penso comunque che cercare di portare alla luce situazioni di disagio o di problematiche sarebbe sicuramente una strada da percorrere anche con l’aiuto dei media.


Marco Savi si augura di ottenere risposte da Apple: quelle risposte che finora non ha ricevuto. Purtroppo non riesce ancora a capire perchè non gli abbiano permesso di finire il suo periodo di prova.
Speriamo che Apple risponda rapidamente ai quesiti posti dal suo ex dipendente: è suo diritto conoscere cosa sia successo.

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5 risposte a ESCLUSIVA: Marco Savi, licenziato dall’Apple Store di Grugliasco, risponde alle domande di Ngn

  1. jessica scrive:

    HO SAPUTO CHE è STATO ASSUNTO DA APPLE, NEL SUO PROFILO LINKEDIN COMPARE IL LAVORO ATTUALE DI SPECIALIST ALLO STORE DI TORINO. è VERO? SE COSì FOSSE NON SAREBBE ALLORA COSì MALE LAVORARE IN APPLE VISTO CHE CI è TORNATO

  2. Fb scrive:

    Questo va chiesto a Marco Savi, che non aveva mai detto che in Apple si lavorasse male, ma chiedeva solo spiegazioni per quanto gli era successo. C’è una bella differenza… Se queste interviste gli sono servite per trovare lavoro, “Mela marcia” è solo soddisfatta del risultato. In Apple si lavora bene quanto in Google o Microsoft, gli stipendi sono simili, e nessuno ce l’ha contro Apple. Un po’ di info le trovi anche qui:
    http://gold.libero.it/melamenteassorto/10231221.html

  3. MacRaiser scrive:

    I fanboys/girls sono spettacolari. Pur di dimostrare che Steve Jobs ha ragione, sono capaci di usare qualunque mezzo, dal cambio identita’ fino a sfiorare lo stalking (aspettare mesi per vedere che accade del tizio o caio che s’e’ permesso di criticare Apple). Io mi ritrovo commenti firmati “MacRaiser” in giro per i vari siti applecoronati ogni due per tre. Vedrete che tra un po’ cominceranno a di costruirsi la loro “macchinina del fango”.

  4. Mirella scrive:

    Sì… La “macchinina del fango” rende bene l’idea! Mah… contenti loro? Secondo me si squalificano da sé con questi mezzucci 😉 Forse è il segno che iniziano a temere Windows Phone 7.5 Mango oltre ad Android?
    http://www.itespresso.it/windows-phone-75-un-inizio-estate-al-gusto-mango-52199.html

  5. MacRaiser scrive:

    Il problema non e’ Windows, ne’ Android: magari lo fossero. A mio avviso la questione e’ piu’ profonda e le aziende ne traggono semplicemente vantaggio attraverso accuratissimi studi di marketing psicologico. Il punto e’ quello sottolineato dallo studio della BBC: la totale acquiescenza e mancanza di senso critico dovuta alla completa identificazione del proprio ego col brand di riferimento. Puo’ essere un marchio, una bandiera, una squadra o un’idea: non importa; la sostanza e’ che quando il nostro io e’ debole, abbiamo bisogno di “vestirlo” con qualcosa; e quel qualcosa, gestito da sapienti mani, diventa presto parte del nostro mondo emotivo. A quel punto se tu critichi il vestito, attacchi me. Se esprimi un giudizio negativo sull’abito, io percepisco che tu vuoi colpire me. Cos’altro fare se non difendersi con le unghie e coi denti?

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