Giornalismo ai tempi degli Hacker

Al Festival di Giornalismo di Perugia si  parlerà di libertà di stampa, di reporting partecipativo ma anche di  nuove frontiere dell’informazione (nell’era di WikiLeaks e di Openleaks) e di social media. Sarà perfino allestito un angolo Hacker per insegnare ai giornalisti cosa sono e come utilizzare Tor, Pgp e sistemi di crittografia forte e navigazione anonima (da non confondere con la “navigazione privata”). Tutte ottime iniziative che dagli anni ’90 portano avanti anche i cyber-hacktivist italiani agli Hackmeeting e non solo.

Ma il giornalismo come sta evolvendo? Iniziamo con un dato: se la stampa è “in crisi” (in Italia solo 5 milioni di giornali venduti in media al giorno, come a fine anni ’30, con un calo del 20% dei ricavi dei quotidiani in un decennio), il giornalismo è in grande fermento. La blogosfera (con Gizmodo ed Engadget), i social media (Twitter e Facebook ormai sono più di una “rete sociale”, ma sono non-luoghi dove informarsi), il continuo nascere di siti editoriali (solo in Italia ne sorgono di continuo, e tutti con un buon tasso di professionalità), dimostrano che “c’è voglia di giornalismo”: ma soprattutto online, più che sulla cara, vecchia carta. Anche perché l’advertising online cresce a doppia cifra.

Negli il sorpasso dell’online sulla carta è ormai avvenuto: dallo State of the News Media redatto dal progetto di Pew Research Center per l’eccellenza nel giornalismo (Excellence in Journalism), emerge che il 46% di americani intervistati leggono news online tre voltre a settimana, contro il 40% degli intervistati che affermano di ottenere le news dai giornali e dai loro siti Web.

Ciò che i blogger e i Tweet ci hanno raccontato dalla Tunisia all’Egitto, dalla Giordania al Brasile, dalla Libia al Pakistan fino al Giappone terremotato e in preda allo “spettro nucleare”, è la dimostrazione che c’è “fame di notizie”. Vogliamo tutti essere informati e in tempo reale: con grande tempestività, con notizie verificate (e verificabili: le fonti! i link esterni!) e con capacità di analisi (non servono solo le inchieste on the road , le news, ma anche le analisi approfondite degli esperti che ci raccontino il “contesto”).

E la tecnologia? La tecnologia può dare nuova linfa al giornalismo, ma non solo attraverso il sopravvalutato tablet (non c’è solo iPad, ma ci sono anche i tablet Android, che nel giro di 6-12 mesi potrebbero stupirci, per non parlare dell’ingresso di Hp WebOs, Rim Blackberry Playbook e Windows 8 tablet – quest’ultimo dal 2012); non solo attraverso il fenomeno del Paywall (che solo il “Financial Times” ha saputo sfruttare bene, mentre la galassia Murdoch ha visto un crollo del Times, recuperato solo in minima parte in questi mesi).

Le Web apps possono “tamponare” le perdite nel breve periodo (ma cannibalizzano la carta). I social media fanno aumentare i click e sono “un terreno di discussione fertile”. Ma non dimentichiamo il Web, l’unica piattaforma davvero aperta (l’Open Web di Tim Barners-Lee).

Le imprese editoriali si salveranno se, oltre a innovare con la tecnologia (senza “innamorarsi” di mode effimere), sapranno anche mettere in primo piano la qualità, sapranno diventare veri WatchDog (sentinelle della democrazia, in grado di denunciare – stile Report- cosa davvero non va), se sapranno dare una chance professionale a chi sa miscelare creatività, talento, capacità di innovare (e non ai soliti “raccomandati” e “figli di”).

Professione Reporter” non è solo un film di Antonioni, ma è anche un bel lavoro. Per chi non cede agli stereotipi, per chi guarda oltre all’apparenza, per chi non si ferma alla patina luccicante del marketing o del Potere, ma per chi vuole guardare oltre. Mescolando Web apps, Aggregatori di news, social media, Mobile, open Web: nel nome del libero giornalismo. Perché, come ci hanno insegnato, gli hacker: Information wants to be Free. Non releghiamola in steccati medievali, ma liberiamola dai paletti, diventati obsoleti nell’epoca dei bit.

in Italia per quanto si faccia sembra resistere un tappo enorme di potere che a un certo punto interviene a bloccare l’innovazione nei media“: ecco facciamolo saltare il tappo, sia con gli ecosistemi dell’informazione, sia con il libero Web.

Guardiamo anche alla Flipboard Revolution, a JoinPad, The Hub, myK, H-Farm… E non solo al pompatissimo Daily, che forse vende molto meno delle attese. Anche se ci sono solo 2 utenti di Twitter ogni 524mila di follower, non fermiamoci all’oggi, ma guardiamo a quello che può succedere nel futuro.

Elementi di discussione:

[Dati: iPad 2 avrebbe venduto da 500 mila a un milione di unità nel primo week end; il mercato smartphone cresce di oltre il 70% all’anno (fonte: Gartner), nel 2011 il mercato smartphone crescerà del 58% e nel 2012 del 35%; primo sistema operativo del mercato smartphone è Symbian ma il sorpasso da parte di Android è già avvenuto negli Usa. Windows detiene il 90% del mercato desktop, contro il 5% di Mac e meno dell’1% di Linux]

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