Il prezzo della delega e delle libertà abdicate: Apple nega, ma di fatto ammette (il bug)

Dopo la Caporetto delle PR di Sony per la vicenda del trafugamento dati di Psn, guarda caso, Apple decide di capitolare. Forse ha capito che una disfatta d’immagine va evitata. Ovviamente ha capitolato a modo suo. Nessun tracciamento, per carità. Mai fatto stalking o pedinato gli utenti. La colpa è sempre degli altri (l’arci-rivale Android). Però, alla fine, dice che aggiornerà il software. Tutta colpa di un bug. Siamo convinti che i Fanboys si accontenteranno di questa spiegazione. Molto “berlusconiana”: “Così fan tutti“.

Marco Calamari scrive su Lampi di Cassandra per Punto-Informatico.it: “La questione centrale è il potere che consumatori disattenti e menefreghisti delegano ai propri fornitori, con mille atteggiamenti passivi e rinunciatari, e la quantità di controllo che accettano di subire da parte di un fornitore senza batter ciglio. Questo è il vero problema. Situazioni di potere assoluto (a meno di improbabili cause civili o class action) di fornitori di servizi su consumatori captive sono ahimè assai diffuse: per una che va in crisi e mostra così la sua vera natura, tante altre continuano ad esistere, a rafforzarsi, a moltiplicarsi.

Non è una questione solo di soldi, ma sopratutto di libertà abdicate da parte dei consumatori. È un prezzo che molti, davvero troppi, accettano di pagare a danno di tutti“.

Calamari lo dice a proposito di Psn, ma mentre lo leggevo pensavo a tanti Big IT, compresa Apple. Ma oggi tutti già pensano all’iPhone bianco, e non alla nostra bistrattata privacy nell’era digitale… Anche perché steve Jobs voleva solo darci una lezione di educazione:  “Nel momento in cui nuove tecnologie si affermano nella società, c’è un periodo d’aggiustamento ed educazione. Noi non abbiamo fatto – come industria – un buon lavoro nell’educare la gente“.

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7 risposte a Il prezzo della delega e delle libertà abdicate: Apple nega, ma di fatto ammette (il bug)

  1. MacRaiser scrive:

    Non si tratta di un bug ma di una bug-ia, come oggi (dopo 3 giorni) perfino Melablog e’ costretta ad ammettere: http://www.melablog.it/post/13947/apple-aveva-registrato-un-brevetto-per-un-diario-di-spostamenti-nel-2009 . Carta canta (a Zambelli l’onore di averlo riportato per primo): Apple ha pianificato il tracciamento degli utenti per mezzo di un file da archiviare, per un periodo di un anno.

  2. Mirella scrive:

    Infatti! L’avevo letto… I Garanti Privacy UE *devono* ora indagare a fondo:
    http://www.itespresso.it/apple-seguira-google-nelle-indagini-ue-sulla-privacy-dei-dati-51730.html

    Beh, ricorda il caso dell’Antennagate. Tutto “falso” secondo Jobs, il mantra del “così fan tutti” (sembra Berlusconi su Il Giornale di Sallusti…), e poi, guarda caso, iPhone 5 sarà quasi uguale ad iPhone 4 tranne che per un paio di dettagli: uno di questi è che hanno ridisegnato l’antenna. Ma va? La storia che si ripete. Grazie per il link!

  3. citosol scrive:

    Non capisco che tipo di danno possa recarmi il fatto che il mio iPhone (per inciso non lo possiedo) possa essere tracciato. Già adesso è possibile seguire i movimenti fatti dal proprio cellulare ( ho detto CELLULARE) attraverso le celle. Cosa cambierebbe? Mi viene da chiedermi: ma coloro i quali criticano la tracciabilità del proprio smartphone, non hanno per caso nel loro portafoglio almeno una carta fedeltà di un qualunque supermercato? QUELLA sì che è invasione della privacy! 🙂

  4. mirella scrive:

    Gentile Citosol, il Testo Unico sulla Privacy è una cosa seria. Citi un ottimo caso, finito 3 anni fa sotto la lente del Garante Privacy: la catena GS ha ricevuto una multa da 54 mila euro nel 2008 per la Fidelity Card. Senza che l’utente abbia dato il proprio consenso informato, in Europa non si possono “tracciare” gli utenti.
    http://www.itespresso.it/privacy-le-fidelity-card-bocciate-dal-garante-33298.html
    http://www.itespresso.it/garante-privacy-giro-di-vite-sulle-carte-fedelta-35045.html

    Per il cellulare e le celle, la magistratura utilizza quei dati dopo averti inviato un avviso garanzia, se il procedimento giudiziario prosegue. Qui e’ un caso ben diverso, se leggi tutte le news sull’argomento. Non confondiamo i piani, perché non aiuta anzi confonde 🙂 Cmq saranno le Authority privacy UE a decidere il da farsi, in base alle normative vigenti nell’Unione europea.

    Il caso delle Google cars su Street View è emblematico:
    http://www.itespresso.it/privacy-la-francia-multa-google-street-view-51016.html

    In Francia a Google lo “spionaggio WiFi” è costato 100 mila euro di multa, e ci sono altri procedimenti in corso in altri paesi

    Nell’era cloud tutela della privacy e sicurezza IT, sono “questioni di primaria importanza” che andranno regolamentate ancora meglio dalla UE, come dimostrano i recenti casi:
    http://www.itespresso.it/il-cloud-computing-vuole-regole-ue-51558.html

  5. Mirella scrive:

    Altri smartphone conservano le informazioni dei nostri spostamenti tramite Wi-Fi e celle di rete, solamente che questi vengono cancellati ogni 12 ore. Qui invece il back up non è crittografato di default e il file di localizzazione (che memorizza latitudine e longitudine di tutti gli spostamenti) ha una cache enorme. Questa cache è protetta, ma non criptata, e viene memorizzata ogni volta che si esegue il backup dell’iPhone con iTunes. Il backup non è crittografato di default, a meno che l’utente non abbia impostato diversamente in iTunes.

    Ora veniamo alle celle dei cellulari. Innanzitutto un cellulare non ha la “memoria d’elefante” di uno smartphone; metterli nella stessa categoria, è un po’ forviante; poi spesso non ha la geo-localizzazione. Ma veniamo al funzionamento di queste “celle”. Su tutto il territorio sono installate torri radio, contenenti celle, alle quali si collegano i telefonini per ricevere il segnale e funzionare sia per le chiamate in uscita, che per quelle in entrata. Le celle indicano non una via precisa come un dispositivo Gps, ma l’area di riferimento. Inoltre: se l’autorità giudiziaria ne fa richiesta, gli operatori telefonici sono tenuti a fornire lo storico. Ma non è che chiunque possa vedere dove sei stato; lo fanno polizia postale e magistratura seguendo delle regole. I passati scandali sulle intercettazioni hanno ristretto la possibilità di accessi ai database, oggi limitati esclusivamente alle persone appositamente autorizzate dal titolare dell’indagine.
    Qui un po’ di info:
    http://www.lettera43.it/tecnologia/scenari/12562/cellulare-segugio-spione.htm

    Fare confusione per difendere Apple, non serve a nessuno. Comunque, ripeto, saranno i Garani Privacy UE a decidere se Apple debba essere sottoposta o no ad indagine. Secondo me, in base ai precedenti (Street View in primis), le Authority potrebbero seguire questa via senza problemi. Gli utenti finali di ogni vendor hanno diriritto a chiarezza e trasparenza, oltreché al rispetto delle normative (Privacy, Antitrust eccetera). E’ la legge del libero mercato, tutto qui 🙂

    Questo Post del Blog spiega bene il “tentativo” di fare rumore di fondo nella vicenda:
    http://gold.libero.it/melamenteassorto/10167292.html

  6. MacRaiser scrive:

    Mi permetto di aggiungere una postilla alla tua piu’ che esauriente risposta, Mirella. L’esempio della carta fedelta’ del supermercato di Citosol e’ completamente sballato, perche’ la carta si puo’ scegliere di non usarla, mentre in iOS l’opzione di disattivazione del tracciamento via WiFi -non funziona- per stessa ammissione di Apple.

    Quello che non comprendo e’, invece, come mai c’e’ sempre qualcuno che si affanna a lasciar commenti-arringa in favore di Apple (affermando spesso e volentieri, per carita’, di non possedere prodotti della mela, cosa della quale mi permetto di dubitare), quando Apple stessa si e’ affrettata ad assicurare che correggera’ il problema nel prossimo aggiornamento di iOS; ovvero quanto prima. Se Apple corre a mettere una pezza, allora il problema esiste, giusto? Dunque perche’ affannarsi a volerlo negare? A che pro? Il solito piu’ realista del re?
    Mah…

  7. Mirella scrive:

    Saranno più realisti del re, ma la UE vuole vederci chiaro (sia nel caso Apple che Sony):
    http://melamarcia.nessungrandenemico.org/2011/05/04/la-ue-contro-apple-e-sony/

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