L’abiura del suicidio: la classe operaia di Foxconn non va in Paradiso

La classe operaia di Foxconn neanche può andare in Paradiso. E neanche all’Inferno. Deve “per forza” (soprav)vivere. Scrive Punto-Informatico.it: “Nuove denunce delle organizzazioni non governative tratteggiano le condizioni degli stabilimenti cinesi che realizzano iPhone e iPad: i lavoratori sono schiavizzati e costretti a firmare un’abiura del suicidio“.

Alfonso Maruccia di PI scrive: “A Shenzhen e nella fabbrica di Chengdu, dove saranno assunte altre 200mila persone, anche ridere fuori tono o parlare a voce alta durante il lavoro equivale a meritarsi un’umiliazione pubblica“.

Sempre meglio, vero? Mentre la richiesta di iPad 2 obbliga a settimane lavorative di 7 giorni su 7 e le paghe continuano ad essere briciole. Per non parlare dello scandalo dell’N-Esano.

PS dedicato a Maurizio Ferraris, docente di filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Torino, che ha pubblicato sul numero di gennaio di Wired l’articolo intitolato ‘iPad, anima di scorta’ con una serie di disquisizioni che fanno dell’iPad un supplemento d’anima, e che ha tenuto una Lectio Magistralis per la Notte Bianca fiorentina… Forse non sa come viene prodotto il suo iPad? E poi: dei corpi e dell’anima degli operai di Foxconn, non interessa proprio a nessuno? Forse, dopo la rottamazione del Primo Maggio, a Firenze si vogliono rottamare anche gli operai di Foxconn, rei di suicidarsi, nonostante le reti di protezione anti-suicidio implementate dalla mega-fabbrica?

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