Oppio digitale vs. Passioni vere: ai Fanboys consigliamo emozioni autentiche

“Un paio di settimane fa ho sostituito il BlackBerry Pearl che avevo da tre anni con un BlackBerry Bold, molto più evoluto. (…) Osservavo lo schermo meravigliosamente nitido, sentivo la scorrevolezza del track pad, provavo la sconvolgente velocità delle sue risposte, ammiravo la seducente eleganza della grafica. In breve, ne ero infatuato.”

(…)

“E voglio anche sottolineare quanto spesso la parola sexy sia usata per descrivere i gadget di ultima generazione, e come le cose più sofisticate che questi gadget ci consentono – ad esempio farli reagire pronunciando frasi magiche, o divaricare le dita sullo schermo per ingrandire le immagini sull’ iPhone – cento anni fa sarebbero sembrate incantesimi o gesti da mago“.

Ovviamente, a molti di noi che rimaniamo incantati dalla magia di Kinect o di certi software, questo articolo sembrerà forse un po’ didascalico, un po’ sociologico. Però merita una lettura attenta, soprattutto da parte dei Fanboys “felici e sfruttati”. Dal “consumismo hi-tech” conviene passare alle emozioni della vita vera: a meno di non volersi emozionare solo a 4 keynote l’anno, quando un nuovo rivoluzionario gadget rimpiazzerà l’imperdibile oggetto-del-desiderio di 12 mesi prima… che ovviamente ci sembrerà vecchio, fuori moda, irrimediabilmente datato nel giro di pochi mesi. Alle emozioni-a-tempo, dettate dal marketing del Big companies, sono preferibili le passioni autentiche. Anche hi-tech, ma non puramente consumiste. Scrivere software, assemblare il proprio computer, mettere a punto un network, mettere le mani dentro la tecnologia: dentro, e non solo “sopra e in punta di dita”, con la guardinga circospezione di chi entra nella stanza dei bottoni “in punta di piedi” per paura di essere scambiati per elefanti nella cristalleria… Il consumismo fine a se stesso, serve solo a chi deve vendere per macinare trimestrali record.

Corriere.it: L’Oppio tecnologico e le Passioni della Vita (Jonathan Franzen)

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