Gli iPhone con la testa fra le nuvole

No, non parliamo (ancora) di iCloud. Ma dei possessori di iPhone che scelgono password, pescando in un campionario di faciloneria: “1234” (8884 casi, pari al 4.34%). Il secondo codice più diffuso è “0000” (5246 casi) ed in terza posizione viene il “2580” (i numeri della fila verticale centrale sulla tastiera: in 4723 di casi).

Alla faccia della sicurezza. La fiera delle vanità oggi diventerebbe: la fiera della banalità?

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11 risposte a Gli iPhone con la testa fra le nuvole

  1. AB scrive:

    Se sono password, chi usa (e chi permette) una stringa di soli 4 caratteri?
    Se invece sono PIN, c’è da dire che proteggono la SIM e non il telefono, per cui non fa grande differenza quanto sono sicure, tanto il telefono è perso e la scheda si blocca in un minuto con l’operatore.

  2. Mirella scrive:

    Sono i codici d’accesso o di sblocco che gli utenti impostano nei loro smartphone. Si tratta di una statistica delle combinazioni di cifre più utilizzate, raccolta attraverso l’applicazione Big Brother Camera Security (con schermata simile a quella per PIN o per sbloccare l’attività del telefono). Ma rende l’idea. Anche Macity ammette: “Analizzando 204.508 codici di sblocco, il risultato mostrato è molto preoccupante per la sicurezza dei propri dispositivi”. I possessori di iPhone sono soprattutto i nati negli anni ’90. Seguiti dai nati negli anni ’80: questi ultimi usano le date di nascita dei figli (2000, 2001 eccetera).

  3. MacRaiser scrive:

    @ AB: A giudicare dalla lunghezza e originalita’ del tuo nick, per te il problema non si pone di sicuro.

  4. lawfox scrive:

    Mi pare che negli iPhone esiste un codice blocco telefono di 4 cifre numeriche e poi il classico Pin della SIM card.
    Non è chiaro inoltre se presi dall’impeto della polemica anti Apple, volete dire che gli acquirenti di quella marca siano idioti, oppure se spetta ad Apple spiegare agli utenti su do un Pin è sicuro.

  5. MacRaiser scrive:

    @ Lawfox: Non e’ chiaro se, consumato dal sacro fuoco del fanatismo Apple, tu sia riuscito a leggere decentemente il breve post di Mirella. Pare di no, altrimenti la tua domanda l’avresti rivolta all’autore dell’articolo di cui si parla: Daniel Amitay.

  6. lawfox scrive:

    @MacRaiser Stai dicendo che Mirella riporta un articolo di altri senza verificare se nell’articolo si dicono sciocchezze? Io quando riporto una fonte verifico che non dica castronerie, altrimenti chi mi legge pensa che condivida quanto detto dalla fonte.
    Comunque il fanatismo non mi appartiene: spendo i miei soldi come meglio credo senza cercare di fare proselitismi.

  7. MacRaiser scrive:

    @ Lawfox: Ma che t’inventi. Che il pin di iPhone e’ di 4 cifre non e’ argomento di discussione; e’ un dato di fatto. Quindi nulla da verificare. Se invece intendi contestare i dati che sono riportati nell’articolo, lo ripeto, devi rivolgerti all’autore. Non e’ che quando uno riporta la notizia di una rilevazione ha l’obbligo di verificare -personalmente- se i dati riportati sono esatti. Altrimenti Internet sarebbe chiusa da un pezzo. E’ una cosa che capisce amnche un bambino, questa.

  8. Mirella scrive:

    Io ho letto la fonte in inglese, e mi pareva interessante. A te no? E perché no? Non riporto solo ciò di cui condivido al 100% parola per parola, ma ciò che ritengo contenga spunti di riflessione e discussione interessanti. Non faccio l’ufficio stampa di nessuno; tantomeno delle “multinazionali del momento”. Mi chiedo se, oggi come oggi, un PIN a 4 cifre sia sufficiente: lo è, sì o no? E perché? Mi chiedo se ciò che dice Amitay meriti di essere discusso (anche confutato: a te l’onore!). Poi, se dobbiamo prendere “ciò che ci passa il convento” come il “migliore dei mondi possibili” di Leibniz, ti ricordo la fine del Candid di Voltaire… Ecco, personalmente, preferisco mantenere lo spirito critico su tutto e tutti (ho passato l’ultimo mese e mezzo a “fare le pulci” a Sony per Psn, Qriocity eccetera; in passato e presente le ho fatte a Google e a Microsoft, e – quando c’è motivo – continuo a farlo!); per non parlare di Oracle e tutte le BIG IT. Certo, qui, in questo blog, riporto news e post, cito fonti, che riguardano soprattutto Apple, il cloud, e-book, la stampa nell’era digitale, i dati di mercato smartphone, tablet, e-reader eccetera… Insomma, i temi che abbiamo affrontato, in 4 autori, con il libro “Mela marcia”. Un blog più centrato, insomma. Ma come puoi notare, il blog si chiama “nessun grande nemico”, perché Apple non è affatto il nostro bersaglio (anzi, nessuno lo è), ma in fondo è solo un’occasione (di gran moda? E perché?) di discussione per “capire dove sta andando il mercato IT”, cosa sta “accadendo all’informatica”, perché il “vento gira oggi per qualcuno ed altri no”, perché “ci sono alcuni fermenti in Rete”: niente di meno, niente di più. Fare discussione e non propaganda. I flame e le markette, non m’interessano. Fare discussione, invece m’interessa eccome 🙂

  9. Pingback: La testa tra le nuvole

  10. MacRaiser scrive:

    Sei stata citata dal mitico Rob Rota, complimenti. Attenzione, pero’: Rota ha un rapporto ambiguo con la figura di Steve Jobs, nel senso che cio’ che gli rimprovera aspramente oggi, domani glielo perdonera’ sistematicamente. Anzi, sara’ in grado di sostenere con la piu’ candida delle espressioni, che quello criticato e’ il miglior prodotto di Apple mai rilasciato, e via fandiscorrendo. Insomma e’ un tipo che, in materia melamorsicata, si contraddice parecchio. Un solo esempio: nell’articolo che ti cita egli afferma:

    “Avendo a che fare con le cose di Internet tutti i giorni, con le cose di Apple da diversi anni, ma soprattutto con utilizzatori più o meno capaci da assistere, e per finire essendo un (abbastanza soddisfatto) utente di MobileMe da quando si chiamava .Mac, qualche domandina mi viene spontanea.” http://www.tevac.com/la-testa-tra-le-nuvole#more-8140

    Mentre all’epoca, luglio 2008, in proposito scriveva addirittura:
    “Intanto comincio a pensare che Apple, anzi Jobs in persona, dovrebbe chiederci scusa, perché ne stiamo digerendo un pochino troppe.” http://blog.libero.it/melamenteassorto/5117493.html

    Quindi il mio consiglio e di non ti entusiasmarti troppo per le effimere fiammate robbiane. Rob Rota e’ e restera’ vittima dell’RDF jobbiano piu’ e meglio di tanti fanboys imberbi, spesso assolutamente digiuni di materie informatiche; perche’ l’amara verita’ e’ che il reality distortion field e’ come una droga: da’ assuefazione :p

  11. mirella scrive:

    Sì avevo visto! Anch’io sono stata un po’ vittima per anni dell’RDF (nel senso che ero incuriosita da Apple e dall’open source), dunque non ci caschero’ 🙂 Ti diro’ di più: il giorno in cui dovesse avvenire la nomina di Eric Schmidt a Ceo di Apple (magari fra dieci anni, magari mai: e chi lo sa?), magari affiancato da un ritorno operativo di Wozniak (che ha detto che vorrebbe “aprire un po’” Apple), guarderei alla Mela con occhi nuovi. Anche se verso Apple non ho alcun pregiudizio neanche ora, ma constato solo dei fatti, che messi tutti insieme “danno da pensare”. Perché credo che un uomo pragmatico, outspoken come Schmidt (ex Ceo di Google e tuttora top manager della BigG… anche se Google ora deve vedersela con l’Antitrust come Microsoft 10 anni fa… tema hot!), darebbe una bella svecchiata al Reality distortion field di Jobs… Magari lo smagnetizzerebbe una volta per tutte, rendendo apple una delle Big IT come le altre. Credo che, caso mai avvenisse una nomina del genere, porterebbe “aria fresca” in Apple, ma poi in tutto l’IT… Ma la storia non si fa con i SE, dunque non voglio illudermi di nulla. Intanto mi basta osservare il ruolo dell’RDF sulla stampa mainstream italiana per farmi trasalire! Grazie MacRaiser 🙂

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