Adriano Olivetti e Steve Jobs. Ritornano per caso le convergenze parallele?’

Il Corriere della Sera ammette che il parallelismo andato in onda sul servizio pubblico della Rai è ardito. Però poi, aggiunge, “suggestivo“. Ecco: se fosse stato vero, e non una proiezione metafisica, una pura idealizzazione, sarebbe anche stato meglio per tutti noi. E allora vediamo l’accostamento che fa sussultare anche tutti coloro che ritengono che il primo Pc lo abbia in fondo inventato l’italianissima Olivetti, un po’ prima di Ibm: “Olivetti e Jobs: due vite parallele” è frutto di un misunderstanding culturale, e soprattutto di una completa idealizzazione di Steve Jobs che ben poco ha da spartire con la realtà dei fatti. Adriano Olivetti era sì utopico e visionario, invece l’utopia è proprio ciò che Steve Jobs ha perso per strada: e da anni ed anni! Anzi, forse apparteneva solo a Wozniak e non a Jobs. (E chissà se l’autore del parallelismo non si sia confuso fra i due Steve, co-fondatori di Apple? Può darsi: sarebbe auspicabile).

Eppure, c’è in Italia chi ancora osanna Steve Jobs, ormai uomo più di Wall Street che di “visioni”, e ce lo vuole “vendere” (senz’altro in buona fede, per carità…) come il novello Adriano Olivetti. Una cosa solo ricordo a chi ancora ci propina certi assiomi, frutto dell’ideologia o dell’equivoco: che cosa direbbe Adriano Olivetti di Foxconn? Un conto è un approccio padronale nel dirigere la fabbrica, un altro è tollerare che negli stabilimenti dove si producono anche iPhone e iPad, succedano cose che avrebbero fatto rabbrividire Marx ed Engels. E qualsiasi persona non sacrifichi tutto sull’altare del cinismo. Più che di parallelismo, à la Plutarco, temo un scadimento nelle “convergenze parallele”…

Soprattutto significa non saper interpretare gli ultimi 11-13 anni di storia dell’Information Technology, e soprattutto negare la realtà dei fatti riguardo all’attuale evoluzione di Apple, che in “Mela marcia” abbiamo definito una “mutazione genetica”. L’idealizzazione di Apple e Steve Jobs fa male soprattutto a chi ci casca, dimenticando lo spirito critico, le idee di libertà e di responsabilità, i progetti civili e l’utopia di un mondo migliore. Purtroppo di Adriano Olivetti ce ne è stato solo uno. E tutti gli altri pensano solo alla tecnologia (fine a se stessa) o al profitto. Anche la “Dottrina Google“, forse l’unica utopia prodotta in ambito aziendale negli ultimi decenni, e anche “la filantropia di Gates” (fatta con i miliardi di un monopolio e di una misera tassazione Usa), ben poco hanno a che fare con la “filosofia” di Olivetti. Figuriamoci un’azienda, poi, che pensa solo a fare eleganti gadget per ricchi esteti, sublimare azzeccatissime campagne marketing, macinare fatturati e profitti record. Qui siamo veramente nella pura distopia. Mah: fermate il mondo, vorrei scendere…

Conclude Aldo Grasso: “Il programma era previsto su Raitre alle 23.55. È andato in onda con 35 minuti di ritardo: una vergogna per un Servizio pubblico“. Ci chiediamo: Ma la vergogna per un servizio pubblico non sarebbe fare pubblicità occulta per una marca? Io personalmente ringrazio tutti gli hacker etici, gli sviluppatori,i developer e gli anonimi assemblatori di hardware e software writer per avermi migliorato la vita: in genere non ringrazio un brand né il Ceo di un’azienda.

“Per definire Steve Jobs (e ringraziarlo per come ci ha migliorato la vita) basterebbe rileggere il testo del discorso pronunciato a Stanford nel 2005 in occasione della festa del graduation day”.

Mi scusi, Grasso, ma preferisco ricordare Ray Tomlinson che, “trovandosi davanti al problema di dover scrivere una informazione su un computer senza poterla trasmettere ad un altro, pensò di sfruttare la rete Arpanet per mettere in comunicazione due macchine lontane fra loro”. “Il fatto che Ray Tomlinson non abbia ricavato un soldo dall’invenzione (n.d.r: dell’e-mail) lo dovrebbe porre sull’Olimpo dei benemeriti dell’umanità ma questa è una considerazione che lascia il tempo che trova” (ZeusNews).

Un Olimpo dove metterei un altro che non ha brevettato nulla: Sir Tim Berners-Lee. Questi sono i GIGANTI che ammiro e mi hanno migliorato la vita. Senza chiedermi un cent. Come un certo ALBERT SABIN che, per curare i bambini, rinunciò a soldi e brevetto del vaccino contro la “polio”. Altri tempi, altri criteri, altri parametri….

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5 risposte a Adriano Olivetti e Steve Jobs. Ritornano per caso le convergenze parallele?’

  1. MacRaiser scrive:

    Hai ragione: il paragone e’, non solo improponibile, ma osceno. Olivetti era un imprenditore illuminato, mentre Steve Jobs e’ l’equivalente moderno del padrone schiavista negriero.

  2. Mirella scrive:

    Sì, sono rimasta basita… Stimo sia Aldo Grasso che De Benedetti, e mi dispiace dover “mettere i puntini sulle i”. Ma mi chiedo come sia venuto in mente questo parallelismo… Non per sterile polemica, che non m’interessa proprio; ma vorrei in effetti sapere “che cosa sanno effettivamente” di mister Jobs e che cosa invece è frutto di “leggende metropolitane”. Soprattutto per due persone intelligenti, colte, informate; due uomini che dovrebbero padroneggiare temi come editoria e nuove tecnologie, che sanno di economia, finanza eccetera. Capisco che gli storici avranno da fare per separare la storia dalle leggende quando affronteranno il capitolo Silicon Valley o la storia dei colossi hi-tech. Però qui stiamo sforando nell’agiografia, e lo trovo “diseducativo” per tutti. A partire dai giornalisti. Poi, se uno in privato è fan di una marca, ma per carità, la privacy è sarcra: ma, appunto, nel privato 😉

  3. Mirella scrive:

    Il Reality Distortion Field miete continuamente vittime. Certo, un giorno andrà fatto un parallelismo ben più azzeccato: a base di autorità carismatica, culto della personalità, propaganda, marketing, narcisismo, capacità di suggestionare… Fra Silvio B. e Steve J.! A parte il porno, hanno due personalità che potrebbero finire nelle Vite Parallele 2.0 di un novello Plutarco. Chissà che non ci cimentiamo… 😉

  4. Santiago scrive:

    Trovo che siano tutti così condizionati dal pensiero mainstream. La frase “Jobs ci ha cambiato la nostra vita ormai” ha rotto, e l’avrò sentita mille volte. Non ci ha cambiato la vita. Se esiste un ambito in cui ha portato innovazione, quello è l’ambito del marketing. Insomma, diamo a cesare quel che è di cesare. Possiamo anche chiamarlo in modo elegante, come fanno gli intenditori del mestiere, che usano la parola “storytelling”, possiamo chiamarlo “grande narratore”, ma insomma quello resta. Senza eufemismi, una persona che sapeva fare marketing. Non un guru di vita.

    Se ti interessa ne ho parlato qui anonimoconiglio.blogspot.com/2011/10/rip-steve-jobs-discorso-controverso.html

    Saluti

  5. mirella scrive:

    Interessante, andremo a leggere! 🙂

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