I profeti poco lungimiranti (Se il Web è morto, non ce ne siamo accorti)

Massimo Mantellini scrive oggi su Punto-Informatico.it: “Se c’è una cosa piccola ma incontestabile che abbiamo imparato negli ultimi 15 anni passati su Internet è che i progetti aperti funzionano meglio di quelli chiusi, l’approccio inclusivo all’utilizzo degli spazi di rete vince sulla segmentazione degli utenti e sui cancelli di ingresso per tutelare prodotti e sostenibilità economica“.

Sulla morte del Web, Chris Anderson ha trascinato Wired in una profezia che lì per lì faceva comodo al suo editore, ma che non aveva senso come già Gizmodo aveva fatto notare all’indomani della pubblicazione dell’editoriale (la bibbia Internet è caduta in una profezia errata per la seconda volta in un decennio…).

Signori, il Web non solo non è morto, ma sta anche abbastanza in salute. Dati Cisco alla mano, è vero che il Web non è Internet, ma se il traffico Internet è alla soglia del primo Zettabyte, anche il Web ci ha messo lo zampino.

Dice infatti Mantellini citando comScore: “sostanzialmente ben oltre il 90% delle persone che si informa in rete continua a farlo sul web, percentuali fra l‘1% e il 7% indicano l’utilizzo in mobilità e numeri attorno all‘1-2% vanno riferiti ai tablet“. Dopo 25 milioni di iPad venduti e le altre centinaia di migliaia di Android e Playbook, forse sui tablet si fa altro?

Anche sulla cannibalizzazione dei tablet, un’altra analisi la smentisce. Il tablet in azienda è solo “un device in più” (7 tablet su 10), senza sostituire alcun Pc, almeno per ora.

Insomma, dalle profezie che piacciono a Wall Street (che di profezia in profezia, ha vissuto alcuni dei crac di borsa più rovinosi), meglio – a volte – stare alla larga. Leggerle, studiarle, commentarle: ma poi, meglio pensare con la propria testa. Con un pizzico di buon senso e sana ironia.

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Una risposta a I profeti poco lungimiranti (Se il Web è morto, non ce ne siamo accorti)

  1. MisterX scrive:

    Indeed.
    Good post. 🙂

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