Il titolo di Apple sull’ottovolante: bruciato il 4% in un mese

I conti di Apple sono superstar. Le vendite sono da record. 25 milioni di iPad in un anno sono una bella cifra. Ma Wall Street non è mai contenta: il titolo ha bruciato l’8% in pochi mesi (e quel che più allarma: il 4% solo negli ultimi 30 giorni) rispetto al picco di 363.13 dollari, toccato lo scorso 16 febbraio. Mentre Google veleggia di nuovo sopra i 500 dollari, sostenuta da Android e soprattutto dall’eccitazione per Google+.

Che succede? A volte il vento gira (prima sono tutti pazzi per Google, poi per Apple, poi per Google, in futuro Facebook…); poi, iPhone 5 (o 4S) uscirà “solo” a settembre (ma c’è chi teme slittamenti, che penalizzerebbero le vendite natalizie); non si sa se Apple sfiderà Android nel low-cost; Android registra mezzo milione di smartphone attivati al giorno, e ha un market share quasi doppio di iPhone.

E’ vero che i tablet Android non hanno sfondato (ma è in arrivo il Samsung Galaxy Tab 10.1, più sottile di iPad 2), tuttavia Android ha “staccato” iOS su iPhone in poche stagioni. E sui tablet sta per arrivare Windows 8 (Rtm ad aprile 2012, quasi in concomitanza con iPad 3).

Anche se il Papa ha mandato il suo primo Tweet dall’iPad, gli analisti di Borsa si immaginano che le PMI vorranno prima testare i tablet Windows 8 con Skype. Quanto all’era Post-Pc, lo slogan si è un po’ sgonfiato come certi soufflé (almeno in azienda, non è vero); anche la “morte del Web” a favore degli App Store, era una notizia decisamente sopravvalutata; e l’idea di salvare la stampa con gli iPad e i media tablet, era un’idea come tante altre, ma funziona meglio Facebook come social media. Insomma, le “magnifiche sorti e progressive” di Jobs, in 12 mesi, hanno mostrato un po’ di ruggine. Leopardi avrebbe aggiunto: “Qui mira e qui ti specchia, Secol superbo e sciocco…“. Visioni interessanti, ma il business cerca concretezza e pragmatismo, quello che, senza grandi slogan o troppi fronzoli, offrono anche Google, Microsoft, Red Hat, Cisco, Ibm…

Anche se i profitti di Apple sono cresciuti del 75% negli ultimi due trimestri ed Apple dall’8 gennaio 2007 a fine 2010 è quadruplicata in Borsa, Wall Street sta alla finestra. Scettica – come non mai da metà 2008 – verso Apple, fino a ieri, dalle uova d’oro.

Perso il tocco magico? Macché: la trimestrale di Apple di fine giugno dovrebbe segnare un nuovo record, con profitti in crecita del 66% e ricavi in crescita del 57%. Il problema è un altro: “No nuovo gadget? No party!”. Apple gira in Borsa finché sostiene il ritmo del meccanismo segreto-gossip-disvelamento-marketing a ogni nuovo lancio di un un nuovo gadget (“rigorosamente rivoluzionario”) ogni tot mesi. Ora, con iPhone 5, sta mancando questa suspense: iPhone 5 sembra un minor upgrade, con poco di innovativo, niente che non si sia già visto (almeno su Android dove già è presente il supporto all’NFC – tecnologia near field communication – per i pagamenti wireless). Insomma, Apple sarebbe vittima di una crescita accelerata, che potrebbe frenare un’ulteriore corsa verso l’alto.

Vittima del suo strepitoso successo? Vedremo; intanto – per prudenza – Goldman Sachs, Janus Capital e Wellington Management vendono.

E forse, tanto per dire, c’è chi vorrebbe anche sapere chi sarà il successore di Jobs: ma qui il silenzio è d’oro. “There is only one Steve Jobs; there’s nobody that can replace him”. Un mantra che assomiglia a “dopo di me, il diluvio“. La governance aziendale dovrebbe invece essere salvaguardata. Apple si meriterebbe di meglio: nessun Ceo è insostituibile.

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