Rupert Murdoch ha perso il tocco del Re Mida?

Spero che, dopo quanto successo, nessuno torni alla carica (almeno fino ai prossimi successi) incensando mister Rupert Murdoch come un “vate”. Un uomo di enorme successo globale, il magnate dei media, sul cui impero non tramonta mai il sole, alla soglia degli 80 anni, non deve essere considerato come l’oracolo di Delfi. E neanche io sono Cassandra, figuriamoci. Però, metto in fila tre fatti.

Dopo che ha svenduto MySpace (l’aveva comprata per 580 milioni di dollari nel 2005, quando era il primo social network al mondo e Facebook era ai primi vagiti… la cessione per 35 milioni di dollari è imbarazzante), dopo che ha chiuso per ignominia il News of the World, un tabloid tutto gossip, ma che era un giornale per la working class con oltre un secolo e mezzo di storia, e dopo il flop del Daily su iPad, bisogna tirare le somme. Errare humanum est, e non mi dilungherò sul perché di queste (umanissime) cantonate. Perseverare autem diabolicum.

Però il phreaking o hacking phone non è giornalismo, ma sciacallaggio. E, se c’è una morale della favola, dice che seguire Rupert Murdoch ad ogni costo, senza valutare i costi e i benefici relativamente ai propri business, assomiglia alla Storia del Pifferaio Magico di Hamelin.

Il suo “requiem delle news gratis“, la sua smodata passione per iPad, sono tattiche legittime e rispettabili. Passioni umanissime e condivisibili. Ma da valutare, caso per caso. Non è detto che tutto ciò che fa Rupert Murdoch debba fare tendenza, ad ogni costo. Nel business dei media e Internet, editori, inserzionisti e industriali devono pensare sempre con la propria testa, e non seguire acriticamente certe mode. La guerra contro Google News (che porta al Wall Street Journal un quarto del suo traffico) e gli aggregatori, non ha senso. Google non è nemica della stampa. Rivalutiamo Google News e cerchiamo un’alleanza digitale con i motori di ricerca, Google, Bing (non cito Yahoo! perché usa l’algoritmo di Bing), Baidu eccetera. Ognuno scelga quello più affine alla propria “filosofia”. Anche perché se il Re Mida perde il tocco magico, allora son dolori per chi ha sposato una moda, senza soppesarne pro e contro.

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