La nostalgia del computing che fa cose, il timore di un computer che le subisce

“(…) noialtri eravamo intimamente e sinceramente convinti, in modo ragionato e consapevole, della nostra scelta. (…) insomma non dovevamo turarci il naso, noi. Perche’? Perche’ Apple era profondamente diversa e perche’ noi non seguivamo il marchio o l’oggetto in se’, ma la filosofia, il concetto, il sistema che erano dietro quel marchio e dentro quell’oggetto” scrive il Blog Melamente Assorto.

E’ un commento a un intervento di Fabrizio Venerandi: “Ieri ho passato buona parte della giornata a lavorare con x11 a schermo pieno, un programma di testo che non esiste per il mio computer con il quale ho lavorato per ore. Ho pensato che ero uscito fuori dal design apple, che mi trovavo in un terreno molto manipolabile, pratico, ricco. Mi sono rammaricato per non averlo fatto prima, e mi sono rammaricato che il disegno apple del computing si allontani sempre di più da un computer che fa cose, per promuovere un computer che le subisce.”

Qualunque cosa uno pensi di Apple (ma anche di altri brand, di altre filosofie, di altre strategie…), sono pensieri su cui riflettere.

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