Incantati dalla Mela: è l’ora dei panegirici

Abbiamo letto Severgnini. Abbiamo letto Segantini. Antonio Dini. Il blabla mainstream e provinciale italiano, dove i giornalisti che usano Apple s’inerpicano sugli specchi (in panegirici ed elogi sperticati) per dirci  quanto è brava l’azienda il cui brand sfoggiano per farsi più belli nelle serate mondane, shabby chic, quelle belle/balle senz’impegno. C’è un giornale che stava perfino per dire che i sistemi operativi Apple sono i più usati al mondo: caro pennivendolo, Mac Os X è inchiodato al 5% da anni (mentre Windows veleggia al 90% circa) e iOS ha market share più che dimezzato rispetto al più giovane Android. No, Apple è la “più idrolatata” azienda hi-tech, (soprattutto da chi meno è telematicamente alfabetizzato; il contrario di ciò che avveniva un tempo!), ma non è affatto la più popolare. Brava invece La Repubblica che si distingue (per la prima volta in tutta la sua storia!) con una originale intervista a Ken Auletta, un esperto vero, e non un fan, che non si sbrodola con le “apologie dei messia” ma parla almeno di tecnologia con una visione lungimirante. Oltre il proprio naso, insomma.

Se uno dei giornalisti che ci ha deliziato oggi con sdolcinate sviolinate, rileggesse fra un anno il proprio articolo, sostituendo “Apple” con la marca della sua auto personale o con il suo brand preferito di profilattici (o se donna: con la marca delle sue borsette, scarpine o assorbenti più amati), sono convinta che arrossirebbe. Usare una marca non è reato, ovvio, è una libera scelta che difendiamo. Propagandarla come “la migliore al mondo”, senza aver fatto dei benchmark, dei confronti seri ed approfonditi, ha invece solo un nome: marketta. Dai giornalisti vorremmo qualcosa di più, recensioni autentiche!, e non solo quando si parla di politica interna od estera, o di economia e finanza. Ma anche quando si parla di hi-tech. Poi ognuno scelga il suo brand, ma dopo essere stato informato di tutti i pro e contro. Nell’era digitale, la propaganda, l’agit-prop pilotato, mettono a rischio la nostra sicurezza e soprattutto la nostra autonomia digitale. La “libera scelta”, non dettata dalle mode frivole e passeggere, non è un optional. E di Quarto Potere saremmo un po’ stufi… Quo usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?

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4 risposte a Incantati dalla Mela: è l’ora dei panegirici

  1. rogerdodger scrive:

    complimenti per la faziosità.

    P.S. iOS a livello di presenza in rete è 3 volte android, quindi avete scritto una cosa falsa. Ma non mi meraviglia visto che di cosa false voi e quell’altro ne avete scritte e ne scrivete a vagonate.

  2. MacRaiser scrive:

    Ma che scempiaggini. La percentuale di diffusione di un sistema operativo (anche se mi ripugna classificare una ciofeca come iOS cosi’) non corrisponde affatto alla sua presenza in rete. Se io tengo acceso il mio Android un’ora al giorno e tu il tuo iFono lo fai navigare 8 ore al giorbo, e’ chiaro che le percentuali sballano. Contano i pezzi venduti, non le connessioni in rete: lo capiscono pure i bambini, questo. Le balle, come al solito, le spari tu.

  3. Mirella scrive:

    RogerDodger, di falso non abbiamo mai scritto nulla, anche perché riportiamo fonti autorevoli e verificate (oltreché verificabili). Siamo faziosi? Certo! Ferry ha scritto la PrezFAZIOSA e “Mela Marcia” è un’antologia che rientra nella categoria del Pamphlet, non l’abbiamo mai nascosto, anzi. iOS va molto bene in Europa e sta crescendo molto in Cina (ex impero di Nokia, un impero che si sgretola, in attesa del primo Nokia Windows Phone con Mango… Qui si giocherà il destino di Windows Phone 7.5, ma anche di Apple stessa). Ma nel resto del mondo, i nostri dati sono ultra corretti, mai smentiti. Ed è il motivo per cui Apple sta studiando un iPhone 4 low-cost, da appaiare al nuovo iPhone 5: per colmare un po’ il tremendo gap con Android nelle sconfinate praterie delle prepagate… lo sa anche Apple, orsù!

    Cari saluti, e buon lavoro. Ora che Jobs se ne va, Apple ha grandi chance: rimediare agli errori di una gestione interessante, ma tirannica, troppo chiusa e asfittica (imho). E, se lo farà, sarò la prima a riconoscerlo. Per me Steve Jobs, il visionario tiranno (copyright H. Kissinger, uno che di tiranni se ne intende temo!), ha sì fatto grande Apple a Wall Street, ma l’ha svuotata (nell’anima…) e ne ha fatto un’operazione di ingegneria genetica che l’ha mutata geneticamente. Questa è la tesi di “Mela marcia”. Senza Jobs Apple può ritrovare la sua filosofia. Te lo dico da ex utente Apple che oggi usa un po’ Linux e un po’ Windows, un po’ Symbian, un po’ Android e un po’ tutto, e a cui soprattutto piace immaginare un “fururo migliore” per GLI UTENTI DI INFORMATION TECHNOLOGY. Tutti, libertari compresi (in nome di Lee Falsenstein, Wau Holland, Richard Stallman e gli hacker etici, ma anche di un certo Tim Berners-Lee 🙂

  4. Mirella scrive:

    Un’ultima cosa. Le mie critiche verso il Ceo Steve Jobs non vanno scambiate per altro se non per ciò che sono: critiche al Ceo, il command in chief. Umanamente mi auguro che le sue dimissioni gli permetteranno di trascorrere in famiglia il tempo che non ha potuto dedicarle finche’ ha diretto Apple, e prima Pixar. E’ il destino (crudele?) degli Amministratori Dileguati (copyright di mio cugino), sempre presenti in azienda e board of directors, sempre assenti in famiglia. Umanamente gli auguro la serenità che serve ad ogni essere umano nei momenti più tragici della vita umana. Ho perso un cugino di 26 anni per tumore al cervello, nel ’79, e so quali strascichi di dolore e infelicità queste terribili malattie lasciano anche nelle famiglie più unite… La lotta ai tumori e alle malattie (ma anche la lotta alla fame nel mondo e alle diseguaglianze, e contro il neo schiavismo) sono in cima ai miei pensieri, sempre.

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