Molle Intervista. MelaMarcia intervista MolleIndustria dopo la cacciata di Phone Story da App Store

Premessa: Nei giorni scrsi è stato rimosso dall’App Store un gioco, targato MolleIndustria, che promuove l’ecosostenibilità e l’ambiente. Phone Story denuncia la “politica” dei dispositivi hi-tech di ultima generazione, iPhone incluso. Il gioco denunciava anche i suicidi in Foxconn. L’obiettivo del gioco doveva consistere nel contrastare le forze del mercato attraverso una “spirale di obsolescenza programmata”. Il game è “ancora presente su Android Market, descritto “come un gioco sull’”impatto del consumismo hi-tech“.

NGN: Qual era la vostra app cacciata da App Store? In che cosa consisteva il gioco nei dettagli?

M: Ok, questa te la puoi rispondere da te :). Qui c’e’ un video playthrough completo:

NGN: Perché siete stati banditi da Apple App Store?

M: Qui c’e’ la spiega: http://phonestory.org/banned.html

NGN: Ma siete ancora su Android Market, vero?

M: Si:
https://market.android.com/details?id=air.org.molleindustria.phonestory2

Ed ora su Apptrackr, l’iTunes per app crakkate:
http://apptrackr.org/?act=viewapp&appid=462806536

NGN: Quali differenze vedete, secondo la vostra esperienza, fra i due marketplace?

M: La moderazione dei contenuti su Android sembra funzionare piu’ che altro a posteriori e i consumatori stessi hanno voce in capitolo. I contenuti vengono rimossi solo se gli utenti li segnalano, un po’ come succede su YouTube. Non so se esite un processo di recensione a priori come nell’iTunes. Se esiste e’ molto rapido, la pubblicazione e’ quasi istantanea mentre sull’App Store puo’ richiedere settimane.
Le linee guida del mercato Android sono molto piu’ succinte (http://www.android.com/us/developer-content-policy.html#showlanguages) e vietano contenuti prettamente illegali (infrazioni di copyright, violazioni di privacy, virus etc.) ed hanno le tipiche limitazioni che trovi sulla maggior parte delle piattaforme aperte: (niente pornografia, contenuti razzisti etc).

Le linee guida Apple hanno un tono molto diverso, piu’ amichevole ma anche piu’ paternalista. Questo e’ dei primi paragrafi:

We view Apps different than books or songs, which we do not curate. If you want to criticize a religion, write a book. If you want to describe sex, write a book or a song, or create a medical app.”

Questa visione e’ estremamente problematica perche’ delegittimizza l’app come artefatto, come produzione culturale. Secondo Apple un pezzo di software, un videogioco, un fumetto digitale per iPad non e’ sullo stesso livello di un libro o una canzone.
Il documento contiene molte linee guida riguardo a cosa puo’ essere *rappresentato* in un app ed usa espressioni molto generiche:

We will reject Apps for any content or behavior that we believe is over the line. What line, you ask? Well, as a Supreme Court Justice once said, “I’ll know it when I see it”. And we think that you will also know it when you cross it.”

L’ultima frase, apparentemente amichevole, e’ di fatto la parte piu’ autoritaria perche’ si appella ad un ipotetico “buon senso” condiviso e sostanzialmente invita all’auto-censura.

(o- ndr). Al di la’ della moderazione pero’, basta una breve esperienza da sviluppatore Android per capire perche’ il loro mercato di applicazioni non riesce a competere con Apple. Il loro “market” e’ semplicemente allucinante: rudimentale, pieno di bug, poco supportato. I forum di assistenza sono pieni di storie assurde raccontate da sviluppatori: applicazioni che scompaiono senza motivo, account che vengono sospesi, bug conosciuti da anni che non vengono corretti, migliaia e migliaia di domande non risposte. Ho ricevuto decine di email da parte di clienti che hanno avuto problemi col download ed installazione (problemi della piattaforma, non del gioco ovviamente) e Google e’ questa specie di bellafiga globale che non puo’ essere contattata in nessun modo. Tutto cio’ mi fa sospettare che la tolleranza di cui ho parlato non sia altro che mancanza di staff, mancanza di investimenti.
Dall’altra parte Apple mi ha telefonato personalmente per informarmi della censura di Phone Story ed era disponibile a discutere la questione. Come dire: il “calore” e la disponibilita’ tanto amata dagli utenti Apple appare anche in questi momenti.

NGN: Concetto di “obsolescenza digitale” e di e-waste: come si può spiegare a un ragazzo/a di oggi, “drogato” dai gadget a getto continuo, che la spazzatura hi-tech è devastante? Che anche nell’hi-tech è possibile avere un approccio Green?

Ci sono diversi approcci per affrontare il problema. Propendo per una combinazione di azioni dall’alto e dal basso. Dall’alto, ovvero nella sfera propriamente politica, si possono implementare regolamenti e certificazioni per lo smaltimento dell’e-waste. La proposta piu’ avanzata, secondo me, e’ quella dell’electronic take back coalition (http://www.electronicstakeback.com/hold-manufacturers-accountable/) che suggerisce di estendere la responsabilita’ del produttore di hardware per tutto il ciclo di vita del prodotto. Ovvero, quando vuoi liberarti del tuo telefonino lo spedisci indietro al produttore il quale si prende la responsabilita’ di smaltirlo. In questo modo li incoraggi a progettare i prodotti in maniera diversa.
L’unico modo per cambiare il comportamento delle multinazionali e’ quello di trasformare questioni di sostenibilita’ in costi concreti. Sono sistemi sociali che non lasciano spazio per una dimensione puramente etica.

Dal basso, ovvero nella sfera del consumo e degli stili di vita, possiamo attivarci per rendere il consumismo elettronico meno socialmente accettato. Questo e’ il tipo di contributo che Phone Story o altre campagne mediatiche possono dare.
Giovani e nongiovani acquistano questi gadget per essere validati socialmente dai propri simili. Ogni volta che riconosci un nuovo modello di cellulare in mano d’altri (“Wow, fammi vedere… Com’e’? Quali sono le nuove funzioni?) accetti e giustifichi l’acquisto.
Se ci pensi, di recente prodotti come pellicce, sigarette, diamanti o auto 4×4 sono passati dallo statuto di “cool” a “molto meno cool”, non vedo perche’ questo non possa succedere anche per un iPad.

NGN: Dopo il Financial Times anche MolleIndustria buttata fuori da App Store: ve lo sareste mai aspettato? Siete delusi da Apple? O lo temevate, e perché?

M: Ci aspettavamo di non passare l’approvazione iniziale ma non ci aspettavamo che una volta entrata nel mercato l’applicazione venisse rimossa. E’ qualcosa che accade molto meno spesso.
Il gioco e’ stato progettato strategicamente per essere piu’ o meno “capito” da video o anche solo da screen shots in caso venisse censurato. Ed avevamo gia’ anticipato la possibilita’ del lancio su Android e altre piattaforme. Insomma la censura era una possibilita’ ma non l’obbiettivo, il gioco non infrange copyright e non contiene scene particolarmente crude…

NGN: Secondo voi, Apple è o no consapevole che la censura è uguale a “totalitarismo digitale”? Nell’IT di oggi con chi assimilate il “Grande Fratello” di Orwell?

M: E’ una domanda difficile. In quanto a visione, l’ideologia post-PC di Apple e’ la piu’ preoccupante. L’idea dell’iPad o simili dispositivi e’ quella di trasformare il personal computer, uno strumento flessibile, creativo e con enorme potenziale di liberazione individuale e collettiva, in un terminale di consumo. Un consumo di informazione e intrattenimento, niente di radicalmente diverso da un televisore in cui tutti i canali sono controllati dalla stessa entita’. Sarebbe un incredibile passo indietro per la maggior parte delle persone – quelli che non sono “creatori” professionisti e che non dipendono da un computer come mezzo di produzione. Nemmeno Microsoft, nelle sue orribili pratiche monopolistiche, ha mai delineato un piano cosi’ totalizzante.
D’altra parte, penso che Google abbia una concentrazione di potere senza paragoni, e nonostante la sua ideologia imprenditoriale sia al momento relativamente aperta e progressista e’ troppo pericoloso scambiarla per una componente intrinseca del loro modello di business. Un radicale cambio di rotta a Mountain View puo’ trasformare Google nel peggior nemico della democrazia nel 21esimo secolo.

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