Una suggestiva somiglianza

Il logo App Store vs. il logo della Massoneria.

Parentesi: Della serie: nelle “guerre dei brevetti e del copyright”, chi copia chi, a volte fa sorridere… (Per la cronaca il logo di Apple App Store è datato 2008, il logo della Massoneria XVIII secolo).

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21 risposte a Una suggestiva somiglianza

  1. Cialtrone scrive:

    Che cialtronata di post…

    A parte che prima di essere il logo di AppStore, quel simbolo appariva nell’icona di XCode (documentatissimi!) ma… è una lettera “A” (da “applicazione”!) maiuscola. Ogni logo con la A è suggestivamente somigliante ai simboli massonici? O solo quelli col righello?

  2. fb scrive:

    Direi che l’A cerchiata degli Anarchici non assomiglia affatto al Logo della Massoneria!!!

    Quindi, il post sarà pure cialtrone (e’ solo un link a un Post di un blog famoso), e questo sarà pure un blog satirico e situazionista! …Però se ti sei scomodato per scriverci che già c’era in XCode…

  3. MacRaiser scrive:

    Ma no, Cialtrone: ogni logo con la A assomiglia al logo dell’App Store, ovviamente. Tanto piu’ che, come ben sai, Steve Jobs disponer di Time Machine, con la quale puo’ tornare indietro nel tempo per brevettare tutte le lettere dell’alfabeto fenicio. Dopodiche’ i massoni e i Beatles sono belli che fregati. Oltre a Samsung, ovviamente.

  4. Cialtrone scrive:

    Però se ti sei scomodato per scriverci che già c’era in XCode…

    Ohi, bisogna pur passare il tempo in qualche modo 😉

    Ps. non ho capito quale sarebbe il blog famoso…

  5. Cialtrone scrive:

    ogni logo con la A assomiglia al logo dell’App Store, ovviamente.

    Anche la A cerchiata degli anarchici? Avvisa fb lì sotto allora!!!1!

  6. MacRaiser scrive:

    Occhio che la stai nominando troppo. Poi il tuo jobbuccio ti chiede le royalties.

  7. fb scrive:

    Cialtrone, ti sei cercato un bel nick però! Di nome e di fatto?

  8. fb scrive:

    Piuttosto che di Mela Marcia, preoccupati di quanto ha detto di voi Aldo Grasso, storico utente Mac: “Apple, dalla griffe al tarocco” con l’appel di Aiazzone… Parole pesanti o no?
    http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_30/grasso-apple-isteria_bb487e34-eb21-11e0-bc18-715180cde0f0.shtml

  9. Cialtrone scrive:

    LOL Ferry sgancia la bomba!

    «voi»? Noi?

    Ma noi chi?

    – fanboy?
    – prezzolati al soldo delle multinazionali?
    – agenti del nuovo ordine mondiale?
    – borghesi?
    – quelli che pur abitando vicino a Bologna, se ne sono andati al mare?

    O con noi o contro di noi??

    «preoccupati»? Ma stiamo a scherzà?! 😀

    Comunque, Aldo Grasso sbaglia, si sente “espropriato” del “suo” brand da un branco di bimbiminkia con troppi soldi da spendere (ma la crisi arriverà anche per loro, ah ah ah). Ma appunto, sbaglia scrivendone come se ci fosse stata un’invasione dall’esterno, come se i bimbiminkia si fossero infiltrati per corrompere il brand.

    E sbaglia pure a scriverne come se fosse un fenomeno tutto italiano; ora io di cori da stadio non me intendo molto ma — questo è il primo video non-italiano che m’è venuto sotto il naso su youtube — mi pare che siamo lì lì.

    Ma il branco di bimbiminkia all’inaugurazione è invece il “culmine” del marketing messo in atto da Apple nell’ultima decina di anni; con buona pace del signor Grasso e degli altri “vecchi cultori”, ai tempi del Mac computer dei creativi, Apple arrancava; non arranca più dall’iPod in poi. Chiaro, si fan più soldi col bimbominkia che tiene l’iPhone nel cellophane, che con l’artigiano tipografo che cambia macchina ogni 5 anni se va bene.

    A non accorgersi della progressiva dismissione di tutto quanto era nettamente un prodotto in fascia “pro”, più che dei veri cultori si è come quelli che vanno a messa solo per i funerali.

    Apple è roba mainstream da un pezzo, è roba per lo più per “consumatori”; se va bene pure come strumento per qualche “professionista” è un incidente. Toccherà farsene una ragione a Grasso e tutti quelli che col Mac se la “tiravano” da intellettuali o creativi, costoro non sono più i prediletti che Apple ringrazia con uno spot doppiato da Fo.

    Comunque non capisco per quale motivo Grasso avrebbe dovuto citare voi o il “famoso blog”. Ha usato materiale vostro?

  10. fb scrive:

    Un unico appunto: non sono Ferry…

  11. MacRaiser scrive:

    Piu’ che altro dovresti pagare i diritti a me. Su Grasso hai praticamente copincollato il mio post del 1 Ottobre; per non parlare del discorso “dismissione pro”, vecchio di parecchi anni. Fare il saputo con le idee altrui (quando ormai non costa piu’ prendersi gli sputazzi in faccia, tra l’altro) costa poco, in effetti. Piace vincere facile, eh? 😉

  12. Cialtrone scrive:

    Cavolo MacRaiser, mi hai smascherato!

    Perché chiaramente uno non può essersi semplicemente formato idee più o meno simili alle tue, non dico in maniera autonoma ma senza essersi mai filato di striscio il tuo “famoso” blog. Deve per forza averle rubate. A te, poi, tra tutti.

    Ma stai a scherzà, pure te?!

  13. MacRaiser scrive:

    Scherzando, scherzando, Pulcinella diceva: “post hoc ergo propter hoc” 😉

  14. fb scrive:

    E’ questione di rispetto reciproco! E poi si puo’ copiare e riciclare tutto, ma proprio tutto, Shakeaspeare compreso, benissimo se le idee circolano! Citare la concorrenza, amici e nemici, crea vertiginosi Link – collegamenti ipertestuali che illuminano piu’ di tante chiacchiere. Si chiama: Savoir faire 😉 Poi se le idee veleggiano fra più punti della rete nessuno pretende il copyright, ma e’ solo una questione di “tempi” (…chi scrive prima, e chi dopo… soprattutto se certi Post sono letti non da 4 gatti!), e siam tutti d’accordo: open source 4 all! Ma l’open source e il Copyleft non dimenticano mai la citazione e il savoir faire. Notavamo che solo un mese fa Grasso faceva un’intrervista a De Benedetti elogiando Jobs definito il novello “Adriano Olivetti”. Poi, sono scattate le critiche, le polemiche. E ora l’articolo, con toni decisamente diversi. Le solite coincidenze che coincidono, supponiamo…

  15. MacRaiser scrive:

    Non l’ho letta, puoi linkare? Ma chi ha avuto la monumentale faccia di bronzo di paragonare il neoschiavista del terzo millennio per eccellenza, Steve Jobs, ad Adriano Olivetti? Grasso?

  16. Mirella scrive:

    Se fb si riferisce a questa vicenda, il paragone credo sia di D.B. (scusami ma non ho avuto il tempo dio riguardare…), ma il commento alla trasmissione è di Grasso:
    http://melamarcia.nessungrandenemico.org/2011/06/23/adriano-olivetti-e-steve-jobs-ritornano-per-caso-le-convergenze-parallele/

    O ho interpretato male?

  17. MacRaiser scrive:

    Grazie, si ora ricordo. Pensavo fosse una nuova intervista scritta. Che Grasso in quando a leccate del retro della mela possa superare se stesso non mi stupirebbe affatto. Il suo ultimo articolo, che ho letto grazie a te (non sono un lettore di Aldo Grasso perche’ il piu’ delle volte non so di che capperi di trasmissione sta parlando), e’ in realta’ solo un altro spot pro-Apple sotto mentite spoglie.

  18. Mirella scrive:

    E’ vero! Però l’equazione Apple store uguale Aiazzone mi ha fatto morire dal ridere, visto che conosco tanti che usano Mac solo come status symbol… Poi, certo, sotto sotto rivoleva la “sua Apple”. (Anch’io guardo pochissima Tv, quindi capisco!). Il documento di Wu Ming Foundation è di un altro spessore, in effetti.

  19. Fb scrive:

    sì era quello il pezzo di Grasso…

  20. MacRaiser scrive:

    Status symbol?? Proprio non capisco, guarda. Un quarto di secolo che lavoro col Mac e l’ho sempre vissuto come uno “sfigatus” symbol. Sara’ che prima del Mac ho usato tanto il mitico Atari ST di Jack Tramiel (altro “sfigatus”, insieme all’Amiga Commodore, con la quale pure ho trafficato un po’). Per dirne solo una: tutti i problemi che noialtri utenti Mac abbiamo (ma ancora oggi non sono mica finiti) dovuto affrontare per accedere ai nostri conti corrente bancari online o a banalissimi servizi pubblici online che per gli utenti Windows, invece, erano roba normale di tutti i giorni. E installa emulatori, virtualizzatori, Windows di qua, Windows di la’ e antivirus aggiornati e bla bla bla. Alla fine, per fare le stesse cose, la fatica era doppia. Che ti devo dire… evidentemente ho vissuto in un’altra dimensione.

  21. Mirella scrive:

    Tu hai vissuto la dimensione che abbiamo vissuto in tanti: io ex utente Mac, mi sono sentita rinascere quando Ferry mi installò il primo Linux! Anche con Windows mi pareva tutto easy, in confronto… E’ che a quelli che incontro, basta sfoggiare un iCoso per sentirsi “parte di un gruppo”. Di una classe sociale, è ridicolo. Di una setta, chissà… Che dire, ognuno s’accontenta come può. A me pare la sindrome della Pepsi contro la Coca-Cola 😉

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