Eros e Thanatos

Ah, l’amore… Ora ci vogliono convincere che l’utente ama l’iPhone (il nuovo iPhone 4S? Mah, dubitiamo: troppo freddino, al keynote non è scattato il solito fremito d’ordinanza lungo la schiena, il brividino che dava il Là alle recensioni gonfiate… Senza il tocco di Jobs, si è rotto il meccanismo della “Messa laica”?). Provare un sentimento, intenso e profondo, di affetto, simpatia ed adesione, rivolto verso una persona, un animale, un ideale… un oggetto. Ecco cosa sarebbe l’amore per l’iPhone.

“La cosa che colpisce maggiormente nei prodotti di largo consumo – massimamente rappresentati dai dispositivi elettronici e dalle loro applicazioni – è che sono progettati perché piacciano immensamente. Dover piacere è proprio ciò che li definisce, a differenza di quei prodotti che sono semplicemente se stessi, che non sono creati necessariamente per piacere. (Penso ai motori dei jet, alle attrezzature di laboratorio, all’arte e alla letteratura seria). Se riferiamo queste considerazioni agli esseri umani, e immaginiamo una persona caratterizzata dal disperato desiderio di piacere, che cosa vediamo? Vediamo un individuo privo di integrità, senza un centro; nei casi patologici vediamo un narcisista che non riesce a tollerare la possibilità di non piacere, e di conseguenza rifiuta il contatto umano o ricorre a mezzi estremi, sacrificando la sua integrità, pur di piacere. Se dedichiamo la vita all’ esigenza di dover piacere e ci dotiamo a questo fine di una maschera affascinante, mostriamo di non credere che saremmo amati per quel che realmente siamo. Se riusciremo poi a piacere manipolando gli altri, sarà difficile, in qualche modo, non disprezzarli per aver creduto al nostro trucco.” (Jonathan Franzen su Il Corriere Della Sera).

Eros e Thanatos, amore e morte, la pulsione di vita e di morte. Sì, Wired ha aperto le danze dei coccodrilli anticipati… Dopo il keynote poco frizzante senza Jobs, ora c’è la gara a chi lo “seppellisce” prima. E’ proprio vero: “Se riusciremo poi a piacere manipolando gli altri, sarà difficile, in qualche modo, non disprezzarli per aver creduto al nostro trucco.”

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