I geni della Rivoluzione IT: omaggio a Dennis Ritchie, padre di UNIX e C. E quindi anche di Mac Os X…

Steve Jobs è stato un artista e un grandissimo uomo di Marketing, ma non un genio della Rivoluzione Informatica. I geni della Rivoluzione IT sono ben altri. Oggi rendiam omaggio a Dennis Ritchie, padre di UNIX e C. Come riporta anche Wikipedia, Ritchie è morto dopo una lunga malattia, all’età di settant’anni.

Co-autore, insieme a Ken Thompson del sistema operativo UNIX e del linguaggio di programmazione C, Ritchie, insieme a Brian Kernighan, scrisse il libro “Linguaggio C”, ritenuto uno dei pilastri della programmazione da generazioni di programmatori.

Ma Aldo Grasso e Beppe Severgnini non scrivono fiumi di parole per dire che Ritchie ha cambiato il nostro modo di vivere? Che ci ha reso felici con la Rivoluzione IT? Eppure quest’uomo ha fatto ben più di Jobs con iPod, iPhone e iPad… Senza Ritchie non avremmo Linux, Mac OS X, BSD!

P.S per Beppe Severgnini: Mirella di Mela Marcia è a favore della Digital Renaissence e della Rivoluzione Informatica, poiché le nostre radici sono nell’Etica Hacker. Spero che l’Innovazione passi attraverso una visione critica (e non acritica!) dell’esistente scenario IT. Quindi l’Innovazione metta l’accento sull’Agenda Digitale e sullo sviluppo della Banda Ultra Larga (superando il famigerato Digital, Cultural and Bandwith Divide: divario culturale, digitale e di banda larga). All’insegna del libero mercato, ma senza brand-washing: ognuno scelga quello che desidera senza “feticismi digitali” e senza cedere a “fasulle apologie” o tantomeno a markette verso finti apostoli della Rivoluzione IT, che forse sono solo abili manager del marketing. Anche perché gli “eroi della Rivoluzione Internet” esistono e sono coloro che promuovero l’Open Web e la Libera Blogosfera (non coloro che, come Jobs o Berlusconi, urlano: “Non vogliamo una nazione di blogger!“). Chi preme solo per i “Walled Garden” (i giardini recintati), de facto, uccide l’Open Web, minimizzando gli effetti positivi del Fattore Internet, quello che fa crescere il PIL. I Walled garden (come App Store, Facebook eccetera) ingrossano solo il conto in banca di chi li crea, senza benefici sul resto dell’ecosistema Internet. Un peccato, mentre a IAB Forum si celebra il sorpasso del Web sulla carta per volume di investimenti pubblicitari.

Lo studio Fattore Internet, stilato da Boston Consulting Group e commissionato da Google, valuta il Web italiano a quota 31,6 miliardi di euro, circa il 2% del prodotto interno lordo nazionale (Pil). Poco meno dell’agricoltura, poco più del settore della ristorazione. Ma, secondo le previsioni, entro il 2015 il Web italiano varrà 59 miliardi di euro ovvero il 4,3% del Pil.

Questo non è un merito di Steve Jobs, ma di TUTTA la Rete italiana. Quindi c’è pure un po’ lo zampino degli hacker e cyber-hacktivist italiani, i primi che dagli anni ’80 prima difesero le BBS, e poi dagli anni ’90 il Web italiano e i cyber-rights dei Netizen, e anche il Free Software… Quello che i media mainstream continuano ad ignorare, ma che Nichi Vendola ha deciso di sostenere.

 

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Una risposta a I geni della Rivoluzione IT: omaggio a Dennis Ritchie, padre di UNIX e C. E quindi anche di Mac Os X…

  1. Da oggi l’Informatica (non l’elettronica di consumo, l’informatica vera e propria) è realmente più povera.

    Riallacciandomi alla ragione di esistere del sito, è strano e quantomeno sospetto che da qualche versione a questa parte non sia più possibile creare applicazioni GUI native su OSX in C (GTK non conta, è solo uno strato in più).

    Sotto Windows e Linux si può ancora.

    Forse il C è “troppo vicino alla macchina” ?

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