Chiude SetteBIT, il blog di Fabio Zambelli. E si toglie i sassolini dalle scarpe

Una delle più forti critiche contro il rapporto fra Apple e il giornalismo mainstram, arriva da SetteBIT. Il più onesto blog Fanboys, tenuto con grande cura e professionalità da Fabio Zambelli, chiude. Ma non chiude in sordina, bensì sbattendo la porta e togliendosi tanti sassolini dalle scarpe. Zambelli racconta la verità senza peli sulla lingua. Altro che Think different

“(…) Apple non rende facile fare questo lavoro a tutti quelli che credono di avere il diritto di farlo. Sembra che meno si occupino della società di Cupertino e meglio sia. Non per i pochi incensati, scelti non si sa bene se a Londra, Cupertino o dove e che portano solo quantità, spesso nessuna qualità. Misurare in centimetri quadrati o colonne, il giorno dopo di eventi ai quali solo la stampa mainstream è invitata, lo spazio che Apple ha ottenuto sulle pagine, è un calcolo zoppo. (…) Non siamo il Jim Dalrymple di turno, che prima di fondare il suo autonomo The Loop (sempre pieno di prove in anteprima e dichiarazioni ufficiali di Apple, che qui abbiamo rinunciato a chiedere dopo aver accertato un diverso modo di operare, imposto dall’alto) ha avuto rassicurazioni da Apple di portar via traffico alla “casa sicura” di CNET. Ora fa praticamente l’ufficio stampa di Cupertino, infiltrato in mezzo ai media, senza un minimo di senso critico. Ci sarebbero mille altri esempi in tal senso. Ricordo male le date ma bene la situazione. Diversi anni fa Apple aveva organizzato un evento a Milano, incredibilmente succedeva ancora e dando pure un briciolo di fiducia ai rappresentanti locali dell’azienda di Cupertino, ebbene presso l’IED – Istituto Europeo di Design arrivava il capo di Apple Europe, l’italo-francese Pascal Cagni. Allora Apple Italia si faceva aiutare, nel bene o nel male, dall’agenzia Business Press ed una delle più attive ragazze del gruppo ebbe la brillante idea di presentarmi a Cagni come “lui scrive per uno dei principali siti di rumors”. Complimenti, ammesso che fosse vero che il sito di allora si affidasse a qualunque bestialità circolasse per il web, non ero certo io a rappresentare quell’anima di articoli. In ogni caso dovetti assistere ad una scena che capii solo parzialmente allora: un signore delle prime file, durante la presentazione di qualcosa, si alzò per dichiarare concitatamente di essere stato estromesso dall’accesso alle notizie su Apple, grazie alle continue ed immotivate limitazioni che l’azienda gli imponeva. Risatine dei presenti mentre il tizio veniva trascinato all’uscita, nemmeno fossimo alla conferenza postuma del sommergibile russo Kursk, con le assistenti in sala che facevano punture di anestetico ai più fastidiosi. Dunque, chi compera iPhone, iPad e Mac leggerà il Corriere della Sera, Repubblica ed Il Sole 24 ORE oppure si documenterà online sui siti specializzati, selezionando con giudizio tra asserviti ai rumors e curatori di notizie vere? Eppure piove dove è sempre umido, non importa se quello che viene pubblicato ha una qualche parvenza di verità o fa comunque bene all’azienda. (…) Chi scrive queste righe di commiato finale segue la storia di Apple in modo professionale da 13 o 14 anni, ha sempre pagato tutto di tasca sua. Non solo le spese per raccontare di prima mano prodotti e novità, ma anche le bizze di chi ti mette ogni giorno i bastoni tra le ruote. Ho pagato tutto ed a volte senza saperne il perché, ma ho la pellaccia dura ed ho resistito. Ho conosciuto molti dirigenti di Apple e molti altri “normali”/straordinari dipendenti che sputano sangue tutti i giorni, spesso mortificati quotidianamente dall’impossibilità di avere un qualunque campo d’azione, invece che un recinto per ubbidienti animali domestici. Chi non ne è uscito con l’esaurimento nervoso, si è auto-convinto che era una buona idea andare a lavorare addirittura da Microsoft, piuttosto di vedersi tolto ogni spazio d’azione. (…) Ho conosciuto anche quell’antipatico di Steve Jobs (non certo popolare dirlo in questo momento, ma era la verità, per come si interfacciava con gli sconosciuti), senza nulla togliere al suo genio ed al vuoto che già si sente. Per riuscire ad avere sue risposte, seppur evasive o che dimostravano incompetenza sui mercati internazionali, ho dovuto far valere quell’azione AAPL comperata in USA come certificato (ora ne vale 2 dopo lo split del 2005, non ne fanno più su carta) che ho appeso in ufficio e che vi mostro accanto. Ora l’azione vale un sacco di soldi rispetto all’acquisto iniziale, ma purtroppo con 2 di queste (che tengo solo per affetto) non mi compero nemmeno il nuovo e costoso iPhone 4S da 64 GB. (…) Questo è il momento più giusto per smettere. Mi dispiace per chi si lamenta ai nostri indirizzi email o su Twitter di dover ora leggere altrove molte baggianate, non è mai stata colpa di setteB.IT, che il “think different” lo ha sempre praticato senza curarsi delle conseguenze, vi abbiamo evidentemente abituato troppo bene. Per fortuna adesso le sciocchezze siete in grado di riconoscerle da soli, avanti così e godetevi la biografia di Steve Jobs, che sarà in vendita tra 24 ore.” – Fabio Zambelli, SetteBit.

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