La sindrome di Calandrino: Tutti schiavi di una griffe

Chi conisce la storia di Bruno, Boffalmacco e Calandrino del Decamerone di Boccaccio sa di che parliamo. Siamo tutti omologati, tuona oggi il filosofo Sergio Givone, docente di Estetica, sul Corriere Fiorentino di oggi (27/11/2011). Lo dice parlando del “potere delle griffe”, ma le sue parole si sposano bene con il Blog Mela marcia. Ecco che cosa dice Sergio Givone a propsito del feticcio del marchio, della griffe. “Assistiamo ogni giorno alla perdita dei veri valori della vita, l’amore, la famiglia, gli amici, il piacere di un film o una mostra in compagnia, il rapporto padre-figlio, e così si afferma quel surrogato che sono le merci. La crisi economica poi paradossalmente spinge a comprare per nascondere le difficoltà, ad accaparrare merce prima che le cose peggiorino ancora e accentua l’illusione di andare negli outlet (…) a fare affari, aggiungendo così all’appagamento dell’acquisto l’illusione a basso costo di poter sfoggiare un marchio famoso e riconosciuto“.

Ma il mercato è truccato! ci avverte ivone: “Il marketing, giustamente dal suo punto di vista, punta sul messaggio della qualità a basso costo, ma è un mercato truccato che punta sulla smania, non sul bisogno di comprare“. E agginge: “Che crea attraverso i brand e le griffe quelle “garanzie” di bellezza, durata, qualità di un marchio che surrogano la mancanza di certezze sui veri valori della vita”.

Siamo un po’ tutti Calandrino, schiavi delle griffe e dei brand, alla “ricerca di una scorciatoia verso l’appagamento, verso la ‘felicità’“? La corsa al feticcio, le processioniagli store… Tutto fa pensare a un GRANDE VUOTO nelle persone. Un vuoto da riempire con la merce, coi surrogati. Un vuoto patinato, griffato, ma pur sempre nichilista, che ci inghiotta nel nulla cosmico.

Il facile appagamento dello shopping è ben diverso dalla fatica di costruire rapporti veri ma anche dalle piccole gioie di giocare coi figli, con gli amici, di fare due chiacchiere a cena… E sottolinea il docente di estetica: “La perdita di senso della vita ha creato questo grande vuoto riempito dalle merci“. Invece di orientarci verso i valori morali, ci lasciamo sviare dalle apparenze, dai simulacri digitali, dai surrogati commerciali.

Per troppe persone, Fanboys in prima linea, comprare ed esporre su di sé marchi è diventato un simulacro della vita. “E non si accorgono di essere ingannati, come Calandrino” conclude, tristemente ma lucidamente, Givone.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Una risposta a La sindrome di Calandrino: Tutti schiavi di una griffe

  1. MacRaiser scrive:

    Alla solita ipocrita “lagna” sui valori che non ci sono piu’ (che poi finisce sempre col prete che parla in tv), preferisco un approccio leggermente piu’ politico:

    “Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi… Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni… Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha imposto cioè… i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo.” – Pier Paolo Pasolini, 1975.

    Pasolini riusciva a dire nel ’75 cio’ che ancora oggi questi maitre a penser esitano ad ammettere, annebbiati anch’esse dal mito del successo e dei luminosi destini e progressive sorti della tecnologia “dei bisogni esperienziali” (“Il marketing, giustamente dal suo punto di vista, punta sul messaggio della qualità a basso costo”) : che le multinazionali oggi sono i veri, autentici governi; anzi dal momento che nessuno ha votato per eleggere Steve Jobs, i veri tiranni al potere oggi. Potere di fronte al quale quelli dei Mubarak, degli Assad o dei Gheddafi erano e sono meno di zero.

    Intendiamoci, sono sostanzialmente d’accordo con l’analisi, ma dico che non ha senso contrapporre all’immagine di successo che i gadget Apple (per esempio) regalano, un sermone. La prima cosa, e piu’ importante, da fare, e’ mostrare la verita’ infame che si nasconde dietro quella immagine luccicante. Solo la “sconveniente” verita’, la “consapevolezza”, e non astratti richiami ad ormai inesistenti “valori” del passato, puo’ scuotere un poco le fondamenta dell’impero totalitario del consumo. E solo, dall’altro lato, i comportamenti dei singoli che si trovano costretti a confrontarsi con le verita’ che “destrutturano” il mito costruito a tavolino, possono cambiare le cose per un’oncia almeno.

    Piu’ che valori (o modelli, pasolinianamente parlando) oggi occorre verita’.

I commenti sono chiusi.