Evgeny Morozov: Steve Jobs, la rivoluzione dell’iGod (I PARTE)

“Der Spiegel nel 2010 osservava che tutti i ragazzi bohemien tedeschi veneravano Apple”. La fatale somiglianza fra i gadget Braun degli anni ’60 e i gadget di Apple, è impressionante, ma Braun non fu tanto fortunata, visto che venne assorbita da Gillette Group nel ’67. Eppure la fama di Apple è dovuta al design tedesco di quell’epoca.

Ma chi è stato Steve Jobs, il drop-out diventato miliardario? Un filosofo in grado di interpretare il mondo o un genio del marketing?

“Apple è un’industria”. Sono un’industria i blog che parlano delle indiscrezioni sui prodotti Apple, Jobs ha ricevuto l’attenzione che di solito si riserva a un Capo di Stato… Jobs ha creato un culto intorno alla sua azienda e intorno alla stampa specializzata che parla di Apple.

Vegetariano assetato di sangue, Buddhista combattente (e non pacifico), la vita di Steve Jobs è stato un paradosso: non è stato “a nice man”, un uomo carino. Ha attaccato la bandiera dei pirati (“it is better to be a pirate than to join the Navy”) per poi condannare la pirateria su Internet.

Cianciava di contemplazione e meditazione, ma poi si spazientiva per un boot lento. Fece la guerra al Big Business, impersonata da IBM (il grande fratello!), per diventare l‘emblema della “corporate America”.Chiese un salario da 1 dollaro, per finire sotto indagine SEC (la Consob americana) per lo scandalo delle stock options retrodatate. Cercò di convincere la fidanzata che bisognava evitare l’attaccamento agli oggetti materiali, e poi ha creato Apple, l’azienda simbolo del Feticismo Digitale. Una contraddizione vivente.

Tanti ossimori per un uomo solo, che fanno di lui? Uno che aveva capito che il Buddhismo negli USA era un brand, e ritagliarsi un ruolo da “filosofo”, da “buddhista”, avrebbe conferito spiritualità ai suoi device.

La politica? Lo annoiava, forse, e ne fece pochissima. Provò a vendere un computer al Re di Spagna e chiese a Bill Clinton di mettere una buona parola con Tom Hanks per fare qualcosa insieme, ma Clinton declinò e non se ne fece niente. Il “Jobs Democrat” è dunque una bufala raccontata solo in Italia…

Ma Jobs non era a-politico: credeva nella cospirazione ottimista: “When you’re young, you look at television and think, There’s a conspiracy. The networks have conspired to dumb us down. But when you get a little older, you realize that’s not true. The networks are in business to give people exactly what they want. That’s a far more depressing thought. Conspiracy is optimistic! You can shoot the bastards! We can have a revolution! But the networks are really in business to give people what they want. It’s the truth“. Era un misantropo che aveva capito il potere del Marketing.

La categoria del Riformatore non gli apparteneva. Un liberal (a chiacchiere) che viveva in una “bolla pre-politica“. Una bolla in cui esistevano, per Jobs, solo due classi di uomini: i produttori e i consumatori. In fondo era un “rivoluzionario, ma limitato” capace di compiere una vasta rivoluzione. Diventando l’iGod che oggi tutti, in attesa di iPad 3, ancora venerano.

(FINE I PARTE)

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.