+kaos. Dieci anni della nostra storia di Cyber-Hacktivist

Quando una mattina all’alba ho ricucinato l’agguerrita Prefaziosa di +Kaos (AgenziaX) scritta di getto da Ferry Byte, mi sono commossa. E non è da me. Con voi, cari Acari, abbiamo passato, a volte vicino a volte lontanissimo, dieci anni della nostra vita. Siamo sopravvissuti a Napoli 2001 e alla tragedia di Genova/G8, abbiamo visto nascere Indymedia Italia, accompagnato Ecn.org (Isole nella Rete) nel nuovo millennio, creato da zero Autstici.org e Inventati.org. “Alla fine del XX secolo la scena hacker era avanguardia pura. Quando le idee, le pratiche e le scorribande nella rete di questa nicchia di sperimentatori telematici iniziarono ad attirare l’attenzione del mainstream, in Italia un manipolo di attivisti ebbe l’intuizione che la comunicazione fosse davvero la sostanza in cui si sarebbero espressi i processi sociali, politici e culturali dell’immediato futuro”.

Come abbiamo scritto io e Ferry Byte: “Sulla pelle di questi ragazzi, in dieci anni, sono passati il G8 e la TAV, l’attacco dal volto feroce delle major e i colpi di coda della SIAE alla libera condivisione delle informazioni sul web. In dieci anni si è incarognito l’attacco di entità aziendali e politiche che si sono sentite offese dagli afflati controinformativi. In dieci anni si sono susseguite denunce a sequestri dei server. La privacy si è disciolta come neve al sole di Facebook, sulle nostre vite digitali è sfrecciato lo tsunami della globalizzazione, l’airbus della crisi economica. Un mondo sconquassato in un solo decennio. Ma non meravigliatevi se li incontrate sempre vestiti di scuro, con lo sguardo diffidente e la lingua tagliente. Hanno sempre mantenuto lo stile crudo e diretto per non perdere il filo di questi durissimi e pesanti anni.
Ma il tono che trasuda dal libro non arreca affatto tristezza, nostalgia o senso di sconfitta. Nella narrazione al contrario prevale l’umorismo, il compagno dell’intelligenza sveglia e dello spirito critico. Questa, sì, la risorsa estrema a cui ricorrere per sopravvivere quando si è assediati e si percepisce sul collo il fiato del tecnocontrollo poliziesco… Monitorati, quando magari si è solo allestito un network di comunicazioni crittate per scambiarsi le ricette di cucina!“.

In fondo volevamo (anche) scambiarci ricette in PGP, ridere, fare “radio serva” sui gossip di movimento, innamorarci, giocare con le nuove tecnologie, e mettere le mani dentro ai computer, fare network, fare figli… Reinventando una società più libertaria, Open ed orizzontale, in cui tutti potessero scambiarsi liberamente i Saperi (e i sapori della vita).

Questo libro è prima di tutto un azzardo, un tentativo di narrazione pensato a partire dai ricordi di chi in A/I c’è stato, di chi passava di lì per caso ed è rimasto, di chi ha dato una mano, di chi ancora, ogni giorno decide che ne vale la pena. È, al contempo, il racconto di un’avventura abbastanza unica nel mondo del digitale e la ricostruzione di una serie di percorsi formativi mai lineari, al limite tra gioco e impegno politico“.

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