Il Candido di Voltaire e l’iPhone “migliore di sempre”. L’immaginario collettivo è il vero driver di Apple?

Il MacBook Pro Retina è solo la goccia che fa traboccare il vaso: il display Retina su Macbook soffrirebbe di “un alone, una sorta di “fantasma” o di “immagine persistente,” visibile soprattutto su sfondi scuri ed omogenei (Fonte: Melablog)”. Come direbbe Apple, mai visto niente di simile. Nè immaginato. Neanche nei peggiori incubi, temiamo. Su un Pc o un Macbook tradizionale, sarebbe imbarazzante.

In un video della FOX si sostiene che l’iPhone 5 è “più sottile, ha una tastiera laser, immagini olografiche, ed altre funzionalità cool”, ma che sono puro frutto della fantasia e lavorio recondito del desiderio (un video immaginifico che non rispecchia la realtà dei fatti). Quando vi dicono che l’iPhone 5 è il “migliore iPhone di sempre”, non è falso: anzi, per una volta, sembra vero. Ma per un motivo: il precedente modello, osannato per mesi e mesi, in realtà non era così veloce, dotato di una batteria che dura una giornata lavorativa, per non parlare del Glassgate, dell’Antennagate eccetera: sì o no?

Il problema vero, quindi, è: se l’iPhone 5 supera di gran lunga l’iPhone 4S (e finalmente!), perché le recensioni dell’iPhone 4S erano così sbilanciate pro-Apple, e non ne svelavano in genere gli eventuali difetti e/o lacune eccetera? Perché era sempre il “migliore dei mondi possibili”? Il Candido di Voltaire vi potrebbe mettere sulla buona strada. Il “miglior iPhone di sempre” è un’espressione à la Leibniz. “(…) Il giovane Candido è invitato a vedere il mondo che lo circonda con ottimismo“, nonostante le controversie e le disavventure in cui si imbatte.

La paura della concorrenza (vedi: l’hype sul Samsung Galaxy S III) ha costretto Apple ad ottimizzare l’iPhone, migliorandolo in ogni componente, per raggiungere standard qualitativi  che in precedenza lasciavano a desiderare? Se fosse vero, significherebbe che il libero mercato – la concorrenza di Android, ma anche Windows Phone – fa bene a tutti: senza libertà di scelta, senza confronto, in regime di monopolio, nessun vendor migliorerebbe un prodotto che comunque vende. Samsung fa bene a Apple, insomma, come LG Optimus G alza l’asticella e fa bene a tutti gli Android. Linux è uno stimolo per Os X e Windows. Android ha giocato un ruolo positivo per l’innovazione IT, costringendo il mercato a produrre OS migliori su prodotti più convincenti.

La domanda successiva da porre è dunque la seguente: i pennivendoli che hanno raccontato le mirabilia dell’iPhone 4 e 4S, alla luce delle migliorie dell’iPhone 5, quanto erano affidabili e credibili? Il dubbio che serpeggia fra gli osservatori è che a volte si copra un “fiasco tecnologico” precedente, mascherandolo con il mantra del “device better than ever”: vero o no? Da ciò affiora il ruolo dell’immaginario collettivo, il vero driver di alcuni colossi. L’innovazione IT passa, a volte, in secondo piano, rispetto al marketing e alla costruzione dell’immagine: e questo, in passato, non ha aiutato. Riportiamo l’IT alla ribalta, e il marketing a fare il suo “dirty job”, per vendere e basta.

Il marketing, da solo, non innova, anzi: frena. Perché il conformismo del passato – per lisciare il pelo all‘Hooligan Digitale che è dentro tutti noi – non diventi mai più il fil rouge del giornalismo hi-tech. L’RDF e il feticismo digitale fanno male al mestiere. La ricerca della verità – anche quando si parla della squadra del cuore – deve venire prima del tifo. Il rischio, altrimenti, è la “perdita delle parole”, per chi traffica con la scrittura: la responsabilità della parola vs. la “parola pubblicitaria che deve solo esaltare il proprio prodotto o argomento”, senza bisogno di verificarla.  O no?

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