Lost Souls in iSlaves. Dentro Foxconn

Una quindicina di suicidi. Una rivolta (maxi protesta e non una banale rissa) che ha coinvolto 2 mila operai in uno impianto da 79 mila: tre sarebbero gravi, secondo l’agenzia cinese Xinhua. Le dure condizioni di lavoro: “Wang Yu, il giornalista infiltrato in Foxconn sotto copertura ora soffre di una sorta di memoria muscolare dolorosa. E’ passato piu’ di un mese da quando ho lasciato la Foxconn, ma ogni volta che scorge il logo della mela morsicata Apple si sente improvvisamente paralizzato e dolorante. Eppure ha assemblato iPhone 5 per soli tre giorni” (M.I.C. Gadget). Le pesanti condizioni di vita e alloggio dentro i dormitori. Gli stagisti obbligati agli straordinari per aspirare ad uno straccio di laurea. L’avvelenamento da N-esano. Gli incidenti sul lavoro, alcuni gravi come l’incendio di qualche trimestre fa. Le accuse di nèo-schiavismo nell’era dei gadget digitali. Mark Daisey sbagliò ad inventare alcune storie, prive di fondamento, ma in realtà dentro Foxconn la realtà supera la fantasia. Ogni volta che scrivo di Foxconn penso alle “anime morte” della Russia zarista, all’Inghilterra ritratta da Dickens. Che cos’è allora Foxconn?

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