Macché insonnia d’amore. Anestetizzati col Propofol sull’Huffington Post italiano

La nuova fiera delle banalità si è concretizzata nel titolone dell’Huffington Post, il giornale dove i blogger lavorano gratis (“Felici e sfruttati”). Afferma che chi fa la fila per l’iPhone 5 è in preda all’ “insonnia d’amore“, essendo il nuovo smartphone “il sogno dei giovani italiani”.

A parte la semantica: titolo e sottotitolo fanno eco al linguaggio anni ’80 dei Paninari di “Sposerò Simon Le Bon“. Il livello è quello lì, insomma. Ma veniamo al punto. E qui lascio la parola a Jonathan Franzen.

“Il propofol – quando non te lo somministra in salotto un medico un po’ losco – mi sembra un esempio di nuova tecnologia molto valida”: in caso di colonscopia, lo è (se non ti chiami Michael Jackson e lo usi per rimanere sveglio senza ricordarti di essere stato sveglio un attimo prima…).

Ma quali altre tecnologie sono altrettanto anestetiche e non così benefiche?

“Gli eroi-simbolo di questo momento sono i tecno imprenditori: Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos. (…) Un gruppo di uomini bianchi notoriamente non simpaticissimi che riesce a diventare molto ricco e molto famoso, mentre il restante 99% di noi (…) non può evitare di arricchire di più questi signori bianchi privi di scrupoli”.

“Il sogno di Steve Jobs era quello di creare una tecnologia così accattivante che nessun essere umano sulla terra potesse farne a meno“. Voi fate tutto su iMac, ascoltate musica correndo con l’iPod, scattate foto con l’iPhone e poi vi addormentate con l’orologio che vi aiuta a prendere sonno…

“I vostri nuovi giocattoli hanno un insidioso modo di imporsi, di diventare un fine in sé, al punto che oggi la storia della nostra cultura sembra riassumersi interamente nella consumer electronics di massa”.

Ma comprare la tecnologia, non significa possedere la propria storia. A chi mi dice “ho un nuovo… fidanzato”, apro le orecchie; di chi mi dice “ho un nuovo… lavoro”, mi interesso: ha una storia da raccontarmi. A chi mi dice “ho un nuovo smartphone”, mi tappo le orecchie: è sempre la stessa storia. E non appartiene a voi, ragazzi. Ma ai tecno-imprenditori.

Delle ore trascorse confrontando le apps su iPhone, non avrete ricordi. Le ore di cui si imprimerà la vostra memoria saranno le sconfitte, i dolori, la gioia, le conquiste, le letture, i grandi romanzi e i saggi, le svolte, le risate, le scoperte… “Un’eternità simil-propofol” è lì, dietro a un display. “La possibilità di ricordare, e di diventare essere umani, ce l’avete ora. Grazie”. Firmato Jonathan Franzen. Altro che HuffPost e il suo RDF anestetizzante

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