La profezia di Ethlite, i consigli open-minded di Woz e la gestione del rischio. Il re è nudo?

Perche’ falliamo e continueremo a fallire – Il gruppo per il quale lavoro ha subito uno dei peggiori fallimenti nel lancio di prodotti della storia. In effetti, un fallimento non solo per il gruppo, ma per l’intera compagnia. Un prodotto di altissimo profilo ha subito un lancio fallimentare ed ha continuato a fallire per tutta la durata delle agonizzanti settimane successive. La prevedibile ricaduta che ne e’ seguita, con “corsa ai ripari” del nostro CEO e’ stata seguita dalla solita messa sotto accusa con chiusura finale a base di rimozione/retrocessione di alcuni membri del senior management team. Il problema e’ che non penso che alcuna di queste cosiddette conseguenze potranno evitare il ripetersi di analoghi fallimenti in futuro, dato che nulla e’ stato fatto per individuare il vero problema. Il vero problema e’ che noi, come societa’, premiamo solo il successo e non la -prevenzione- dell’insuccesso.” – Ethlite, 27 settembre 2008.

La gestione del rischio, la prevenzione dell’insuccesso, non sono nelle corde della Mela di Cupertino? Ethlite profetizzava così ben quattro anni fa.

Come racconta il blog Melamente Assorto, Ethlite, impiegata di Apple, poi licenziata per aver denunciato la verità, aveva messo il dito nella piaga fin da tempi non sospetti: il disastro dell’Antennagate (chiuso con i Bumper e la reingegnerizzazione dell’antenna nell’iPhone 4S), ora la debacle del Mapsocalypse (l’invito – inedito – a usare le mappe della concorrenza: avete mai sentito Microsoft dire usate GNU/Linux invece di Windows? O Nike, passeggiate con le Adidas?), mettono a nudo che Apple non sembra saper gestire il rischio al meglio, in maniera efficace se non professionale. E ciò è il risultato dell’aver scelto ai piani alti non “capitani coraggiosi”, ma Yes-men, copia carbone di Steve Jobs. Così denunciava Ethlite nel 2008. Ma oggi cosa si può scrivere di Scott Forstall, il “mago” del software che era candidato alla poltrona di CEO di Apple, se non fosse stato per il “mago” della logistica Tim Cook? Ebbene Scott Forstall ha o no “venduto” al pubblico “una versione edulcorata delle nuove mappe, tanto impeccabili durante le demo sul palco quanto decisamente più problematiche nell’uso reale su base quotidiana da parte di milioni di utenti” (come dice AppleLounge, e non un detrattore di Apple)?

Oggi Samsung denuncia che il nuovo iPhone 5 messo in commercio violi otto suoi brevetti. È l’escalation della “guerra dei brevetti”, bellezza: e chi l’ha iniziata questa crociata – che frena l’innovazione a colpi di carte bollate-, se non Apple?

Il Reality Distortion Field (RDF) è una realtà distorta, alimentata dai falsi miti su Steve Jobs. Un ammasso di iperboli al co-fondatore, un inno alla sua visionarietà, ma che – de facto- nuoce a Apple. Non la aiuta a crescere, a evolvere, a migliorarsi.

E che sia un RDF lo dimostra il fatto che, mentre Apple porta sul banco degli imputati anche il Galaxy S III, il giudice scagiona il Galaxy Tab 10.1: il tablet di Samsung non viola i brevetti di design che inizialmente ne avevano disposto il blocco delle vendite.

Il Reality Distortion Field si squaglierà come neve al sole? E, quando succederà, la profezia di Ethlite si avvererà, mostrando quanto il Re (di Wall Street) sia in realtà nudo? Sotto il design, niente? Lo dirà la Storia, ma Apple, prima azienda per capitalizzazione al mondo, deve risolvere qualche problema per evitare il “danno di immagine”. Proprio la parabola di Microsoft, prima scavalcata da Apple e ieri da Google, dimostra che nessuno scettro è saldo nelle mani di nessuno, se in azienda non si sanno gestire i rischi, se in azienda non si aprono le finestre per far entrare aria fresca, se in ufficio, ai compiacenti e presuntuosi, non si preferiscono i veri talenti. Il futuro di Apple è solo nelle sue mani: imparare che le critiche sono costruttive e non distruttive, sarebbe un salto di qualità, perché il fenomeno dei Fanboys è una bolla, e come ogni bolla può scoppiare quando meno te l’aspetti. Il rischio sboom non va mai sottovalutato, anzi. Anche per risolvere, dopo il flop delle mappe, il difetto delle foto “con riflesso viola” e il bug Wi-Fi. Steve Wozniak saprebbe come fare, essendo lungimirante: è l’ora di aprirsi, e non di chiudersi, per non rischiare. iTunes su Android: why not?

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