Red Flag Linux, la via cinese all’Open Source anti-Prism

Da anni scriviamo che in Cina è stato sviluppato RedFlag Linux, la versione di Linux cinese (perfino la comunista Cuba ha sfoderato CubaLibre, un Pinguino made in Cuba per dare battaglia all’”egemonia statunitense”). Da anni abbiamo raccontato la denuncia della (fantomatica?) backdoor Fbi in OpenBSD. Questo per dire che neanche l’Open source è a prova di Prism e di Datagate, ovvio. Se la Cina “si è fatta un suo Linux” perché non si fidava del codice sorgente esistente, oltre a realizzarsi un suo micro-blogging, c’è un perché: vade retro, Big Brother. Ognuno si spia i suoi fratelli e satelliti, non quelli altrui. Ogni Grande Potenza ha il suo Prism o Great Firewall, insomma.

Ma dovendo fidarvi di qualcuno, è forse meglio ripensare tutte le strategie IT in ottica nazionale? In ottica UE?

La Germania, forse, può farlo. Ma dell’Italia che ha già varato un suo SuperPrism, ne vogliamo parlare?

Footprinting, Scanning, Enumeration, Accesso, Escalating privilege, Buffer overflow, Creazione Backdoors, Denial of Service, Copertura tracce. Per non parlare delle applicazioni di terze parti: colabrodo. (E non cito di proposito il trojan Poison Ivy, Stuxnet e Flame, perché lì siamo già oltre).

La vita del SysAdmin è dura. Altro che Prism!

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