Chi meglio dei pratesi poteva capire Foxconn?

Ho scritto il mio capitolo di Mela Marcia a Prato, a Viaccia, nel cuore dell’ex stalingrado rossa, poi svuotata dal distretto parallelo cinese, con una concorrenza sleale e un dumping sociale che non ha eguali al mondo. I cinesi, morti fra le fiamme a Prato, chiusi nel lager del ProntoModa, fabbricavano vestiti per 40 centesimi all’ora.

Il PD conosce benissimo la situazione pratese. Perché ho partecipato a decine di riunioni pubbliche in cui veniva denunciata questa situazione già nel ’99 – nel 2000 e nel 2001. Ne parlavamo perfino a Linux Installation party a Prato! Ne abbiamo riparlato delle Foxconn pratesi ai tempi della presentazione di Mela Marcia, e dicevamo “Chi meglio di un pratese non immagina Foxconn?“. Ma, noi, eravamo “inascoltati”. Da censurare.

“I cinesi a Prato valgono 2 miliardi di euro all’anno, se non ricordo male, e poco o nulla viene fatto per costringerli a lavorare nel rispetto delle regole“. MA chi denuncia, è “un estremista”. Un “pericoloso No global”. Non un Watchdog.

E tutti tacevano perché i cinesi generavano “due miliardi di euro all’anno che sfuggono in gran parte a qualunque controllo. Dove vanno, per cosa vengono utilizzati e come vengono spesi?”. “. I cinesi di Prato mandano in Cina, secondo la Banca d’Italia, 1,5 milioni di dollari al giorno, in gran parte proveniente dal settore del tessile e dell’abbigliamento”.

Ma ora tutti piangono lacrime di coccodrillo.
Tutta la nostra solidarietà alla città di Prato – ai pratesi onesti!-, in lutto.

A Prato non governa la Cina, ma lo Stato italiano. Uno Stato indifferente e se non complice, almeno struzzo, che nasconde la testa sotto la sabbia. Indagini sulla corruzione sarebbero auspicabili per sapere che è successo a Prato negli ultimi 20 anni.

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