Dichiarazione di trasparenza e di condotta professionale

Mi ha fatto piacere che Massimo Russo, direttore di Wired Italia, abbia  voluto sottolineare il concetto chiave di trasparenza al quale chi fa giornalismo dovrebbe ispirarsi.

Qui di seguito riporto la mia dichiarazione di trasparenza e di condotta professionale. Un atto dovuto ai nostri numerosi lettori.

Non ho mai condotto attività politica né sono mai stata candidata a cariche pubbliche (tranne la Rappresentante di Classe, ruolo che viene scansato da ogni madre). Non ho mai avuto tessere di partiti o movimenti (forse il Wwf negli anni ’70? Non ricordo. E la Tessera Arci per andare a bere il caffè una volta all’anno a una storica Casa del Popolo di Prato). L’unica mia attività è cyber-hacktivism a favore dell’Open Web e contro il Digital e Cultural Divide. Partecipo ai dibattiti pubblici – in generale -, anche se poi raramente voto.

Non ho investimenti in società di cui scrivo o di cui i siti e blog in cui scrivo, si occupano.

Non ho consulenze con alcuna azienda. Non percepisco mai alcun compenso per attività di relatore o panelist.

Non accetto da aziende denaro o doni che abbiano un valore economico: pago ogni dispositivo fino all’ultimo centesimo. Ho sempre restituito tutti i prodotti tecnologici da testare alle aziende.

Ho grande rispetto per tutti gli investitori pubblicitari, ma non li incontro mai. Ho grande rispetto per le aziende che investono in IT e che danno lavoro in un’epoca in cui la disoccupazione – soprattutto giovanile – galoppa a due cifre. Mi capita di partecipare a eventi stampa o di ricevere materiale promozionale come ad esempio pennette Usb, borse di stoffa low-cost e tanti bloc-notes con il logo aziendale, che regalo a mio figlio o alla scuola.

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