ESCLUSIVA – Intervista a manager R&D per fare luce sul caso Micron

Gli esuberi di Micron non sono i soliti “inoccupabili”, ma persone con tantissimi e-skills. I licenziati sono tutti: ingegneri con dottorato o PhD; al livello entry-level sono diplomati all’Istituto Tecnico di Elettronica.

Parliamo dei pesantissimi tagli in Micron in Italia con Giuseppe Cinà, R&D Manager di Micron Catania, laurea conseguita con 110 e lode in Fisica Nucleare (all’Università di Catania) e Dottorato di ricerca.

Mela Marcia: Micron non è in rosso, ma un’azienda che fa profitti. Come tutti i titoli ad alta tecnologia ha vissuto gli eccessi della bolla speculativa di fine millennio, superando i 90 dollari per azione, per subire un rapido declino tipico delle sopravvalutazioni esasperate, fino al purgatorio che dal 2003 ad oggi ha portato il titolo ad oscillare intorno ai 15 dollari di media. Come va il titolo in Borsa? Dopo l’annuncio dei tagli, com’è andato il titolo? Pensate che i pesantissimi tagli – 223 licenziati ad Agrate Brianza (Monza), 128 a Catania, 53 a Napoli e 17 ad Avezzano (L’Aquila) – vadano inquadrati in uno scenario finanziario?

G. C. : Il titolo in borsa ha delle prestazoni eccezionali. Nel giro di un anno siamo passati dai 7$ ai 23$ attuali. Ieri il titolo ha guadagnato il 2.29%. Suppongo che parte del guadagno di ieri sia dovuto all’avvio della procedura di mobilità in Italia, segno di un rigore nel perseguire le proprie strategie aziendali che viene visto bene all’esterno (“Walk the talk”). Sull’ultima domanda, l’aspetto finanziario in Micron riveste un’importanza cruciale, per cui la risposta non può che essere positiva, ma tuttavia è riduttiva. Da un benchmark con le compagnie concorrenti è venuto fuori un eccesso di Headcount su fatturato, rispetto a Samsung, Hynix e Toshiba. Essenzialmente dovuto all’acquisizione di Elpida & Rexchip (circa 6000 persone). Questo eccesso di HC doveva essere eliminato, e questo è il motivo per cui ad agosto Mark Durcan e Mark Adams annunciarono il 5% di tagli. Ma il caso dell’Italia riveste una valenza particolare, perché non si parla del 5%, ma del 40% dell’attuale forza lavoro, dopo aver ceduto il fab di Avezzano, ed il fab di Agrate (quest’ultimo ritornato in ST). Di fatto, degli oltre 3000 dipendenti di un anno fa rimarranno circa 600 unità, si parla di un 80% di riduzione della workforce italiana. È molto più che una ristrutturazione. È una delocalizzazione.

Mela Marcia: Gianluigi Redaelli della Fim-Cisl ha dichiarato all’ANSA che quello di Micron è un “atto di pirateria”, visto che tre anni fa Micron rilevò da STM la divisione memorie Numonyx, un competitor, e poi l’ha spogliata dei brevetti e del portafoglio clienti, per dismettere tutto e far fuori una rivale. Secondo voi, è un’analisi corretta? Quali strumenti possono essere utilizzati per impedire nuovi “casi Micron” in futuro?

G. C.: Anche qui, vedo quest’analisi troppo riduttiva. Micron ha acquisito Numonyx nell’aprile 2010, due anni dopo la nascita di Numonyx. Io ho personalmente avuto i primi rumors dell’acquisizione di Numonyx da parte di Micron almeno un anno prima dell’Aprile 2010. Numonyx era nata da un annetto. Troppo poco perché potesse essere considerata una reale concorrenza. Molto più probabile considerare Numonyx come un‘azienda “di transizione” da sistemare per bene nei conti, per poter essere ben rivendibile. Ma queste sono solo ipotesi. Quel che è certo, è che Numonyx non aveva la massa critica per poter sopravvivere nel mercato delle memorie, con i soli prodotti NOR (e NAND in parte). Era un’ottima azienda da 2, massimo 3B$. Troppo poco. Quindi, un’acquisizione era comunque da preventivare. Che poi Micron abbia preso IP, clienti e prodotti da Numonyx per dismettere tutto, questa non è un’analisi, è la realtà dei fatti. Ma non per far fuori una rivale. Numonyx non era rivale di Micron. E nella “carneficina” attuale le responsabilità maggiori non vanno attribuite a Micron.

Mela Marcia: Quali persone possono essere utilizzate per impedire nuovi “casi Micron” in futuro?

G. C.: Occorre visione. Occorre strategia. Occorre conoscere a fondo il mercato in cui si lavora, e capire verso dove tira il mercato. Occorre innovazione. Ma soprattutto occorrono persone che sappiano “gettare il cuore oltre l’ostacolo“, piuttosto che conservare le posizioni acquisite. Giocare una battaglia di retroguardia come quella vissuta significa solo prolungare l’agonia, ed oggi ne raccogliamo solo gli amari frutti. In un settore tremendamente competitivo come la microelettronica bisogna giocare a viso aperto ed all’attacco. Certo, bisogna avere idee e visione strategica. E da questo punto di vista, quel che ho visto dell’Italia non induce all’ottimismo.
Faccio un esempio, per quel che mi riguarda. Da anni si parla di Agrate R&D a 12 pollici. Bene, siccome le competenze dei colleghi della ricerca e sviluppo di Agrate (il settore nel quale sono io) sono di livello eccelso (veramente di livello mondiale), soprattutto nella caratterizzazione, modellizzazione, e fisica dei dispositivi, gettare il cuore oltre l’ostacolo significa chiedere al governo ed alla comunità Europea degli investimenti NON per il 12″, ma direttamente per il 450mm. Questo significa giocare all’attacco. Si parte da una sola considerazione: le risorse umane ci sono tutte. Il capitale umano creato da Pistorio in ST è di valore inestimabile. Non lo si può buttare nella spazzatura o farne spezzatino in settori in cui ognuno si dovrebbe “riadattare”.

Mela MarciaLicenziati 223 dipendenti ad Agrate Brianza (Monza), 128 a Catania, 53 a Napoli e 17 ad Avezzano (L’Aquila), dicevamo. Quali sono le prospettive per chi ha subito questo piano di lacrime-e-sangue, visto che l’Europa lancia Horizon 2020?

G. C.: Nell’ambito della strategia europea Horizon 2020 esistono finanziamenti enormi, budget di svariate decine di miliardi di euro. Si tratta “solo” di individuare progetti strategici da far sviluppare in sinergia ad Agrate e Catania

In particolare Catania dovrebbe trarre vantaggio, essendo anche un territorio favorito dalla UE, perché in Area Sottosviluppata.
Le opportunità e le prospettive sono enormi. Si tratta di trovare progetti e persone credibili. Una buona politica si deve rendere garante di questa rinascita.

Mela Marcia: Al WEF di Davos uno dei temi più gettonati è quello della “distruzione creatrice”. Il colosso dei chip Intel, messo sotto pressione da ARM nel Mobile (smartphone e tablet volano, mentre crolla il mercato Pc), è costretto a rifocalizzarsi sulla Wearable tech (i gadget da indossare) e nelle periferiche per il Mobile: lo ha annunciato al CES 2014. La rivoluzione Mobile non è un pranzo di gala: qual è la vostra opinione in proposito? Quale scenario si apre per il mercato semiconduttori?

G. C.: Da 15 anni lavoro in aziende di semiconduttori, ed ho sempre visto un mercato in enorme crescita, nel complesso. Dentro di me ho sempre avuto l’idea che si tratti di una grossa bolla, basata non sullo strettamente necessario, ma sul superfluo, che “crea” necessità nell’utente, e crea lavoro nelle aziende che, venendo incontro al cliente, trovano nuove soluzioni, inoculano nell’utente il virus della “necessità”, che si moltiplica, creando nuove necessità. Dentro di me sono convinto che è un enorme, colossale bolla. Per me “necessità” è un pezzo di pane per mangiare. Ma devo dire che, se di bolla si tratta, è un giochetto che va avanti da decenni e non vedo flessioni di sorta. Il Mobile è stata una finta rivoluzione (quella vera è stata internet), ma con sviluppi impressionanti. Ora non si parla più tanto di potenziare le memorie ma i “SISTEMI“. Il dubbio mi rimane sempre, ma i risultati e la crescita complessiva del TAM, al momento, per fortuna mi danno torto.

(Mirella Castigli per Mela Marcia)

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