La volpe e l’uva.

Il libro di Federico Rampini intitolato Rete padrona, che fa eco alla Razza padrona (un libro invettiva contro la borghesia di Stato protagonista di una celebre copertina de l’Espresso degli anni ruggenti), vorrebbe raccontare “il lato oscuro” di Apple, Google, Amazon e Facebook: praticamente un rivisitato, patinato copia-e-incolla dei Post di Gizmodo, Mela Marcia e tanti siti Web. Per una firma come Rampini, peccato!

Ma, al di là dello spregiudicato Cut-and-Paste, dispiace che Federico Rampini, colui che ha raccontato Cindia agli italiani, si presti a un’operazione così trita e ritrita. Oggi le aziende hanno finalmente capito che l’IT è una leva per crescere, che la Rete è un’opportunità e non una minaccia. Mentre le redazioni devono comprendere il potere dei social media e della voglia di partecipazione, per aprirsi alle nuove frontiere del Giornalismo di oggi, ecco che il libro di Rampini per Feltrinelli, senza un briciolo dell’ironia di Pamphlet come Mela Marcia, appare una nota stonata. Un mattone, buono per nostalgici No Global che definiscono brutte e kattive le Multi(nazionali).

Rete padrona sembra, poi, la favola de La Volpe e l’Uva.

In Italia Mediaset era solita raccogliere oltre 2 miliardi di euro in un anno, ma è in calo come è in declino l’intero settore della raccolta pubblicitaria in Italia (dato quest’ultimo stimato sui 3,7 miliardi di euro, contro i 4,25 miliardi del 2011).

Google attualmente raccoglierebbe circa 650 milioni di euro degli introiti del settore della pubblicità digitale. E potrebbe arrivare a quota 2 miliardi verso il 2015.

Gli editori hanno un ruolo minore nel mercato pubblicitario globale. Anzi, un ruolo marginale.

Fochino, fochino?

Rete padrona è un libro arroccato sulla difensiva, con un approccio vetero, che oltretutto arriva dopo i fochi, come si dice a Firenze. Se gli editori europei avessero investito in un motore di ricerca europeo, oggi non avrebbero il terrore dell’IT a stelle e strisce. Non avrebbero paura della Rete, ma avrebbero aumentato il PIL grazie alla Rete.

Alibaba vale circa 240 miliardi di dollari: più di eBay, Twitter e Linkedin messe insieme. Il sito di e-commerce cinese Alibaba rappresenta il 2% del PIL cinese. E diosolosa quanto l’economia di questa stanca, sfiduciata, ingessata ed impaurita Italia abbia bisogno di un Alibaba del Made In Italy!

BASTA aver paura di Internet! La Rete è un’opportunità, mica una minaccia, gentile Federico Rampini. E se la Rete non fosse (anche) americana, oggi parlerebbe solo cinese: perché le vere tigri dell’IT sono i colossi cinesi.

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