Apple è sexy e spinge sull’intimità con le tecnologie

Per Repubblica e Corriere, che, ormai emuli del simpatico ma decisamente sopra-le-righe MacRaiser (ma non raggiungeranno mai il suo sarcasmo del suo blog al vetriolo!), dopo aver inzuppato la tastiera nel calamaio del luddismo, scorgono “il LatoOscuro di Apple” in ogni dove (dopo Federico Rampini con il libro simil-fotocopia-Mela Marcia, ecco Cella trovare il lato oscuro di Apple nelle file per l’iPhone 6! Un fenomeno sempre esistito, già denunciato dal nostro blog da anni!), faccio notare che il Time osserva, senza tifo da Fanboys ma con spirito laico – da giornalismo hi-tech di qualità, senza secondi fini -, che i dispositivi di Apple vengono osservati con un occhio di riguardo perché sono adottati in tempi molto rapidi dagli early adopter e diventano una sorta di punto di riferimento (benchmark) per tutti i vendor. Apple, già vendor di device sempre più sexy, riesce a spingere sempre di più l’acceleratore sul personal, azzerando sempre di più la distanza fra utente e device, e portando l’utente finale sempre più a stretto contatto, in continguità sempre più intima con le tecnologie. Il tema vero è l’intimità con l’IT, la vera chiave del successo di Apple. Un’intimità sexy che dimostra perché l’azienda di Cupertino porterà la Wearable Tech, finora non decollata, a una svolta. Naturalmente, una svolta da 50 sfumature di Mela e molto profittevole.

Alla faccia del libro della Feltrinelli sulla Rete Padrona, i giornalisti hi-tech recuperino in fretta un po’ di sano buon senso. Il lato oscuro dell’IT esiste: soprattutto quando si fanno markette. Sarebbe meglio fare i giornalisti, sempre, e non con meccanismo ad orologeria.

La Repubblica per anni ha cercato di imporre un racconto positivo delle tecnologie di Apple, una narrazione semplicistica e banalizzante come se la Mela sfornasse solo meraviglie. In realtà non è così: come ogni tecnologia, anche il digitale nasconde alcune insidie. E “l’uso distorto e l’approccio commerciale della Rete, a lungo andare, rischia di generare timori e disillusioni” come spiega  Andrea Granelli, autore de «Il lato oscuro del digitale. Breviario per (soprav)vivere nell’era della Rete».

Se Federico Rampini che chiamava iPhone ogni smartphone, fa inversione a U, benvenga il suo ravvedimento: ma lo faccia con umiltà, dando a Cesare quel che è di Cesare.

Mela Marcia denuncia da sempre l’approccio fondamentalista. E mica spinge verso il luddismo, piuttosto verso lo Smart Work e un sano BYOD. In un mercato dove non c’è solo Apple, ma domina Android e dove Windows Phone si conferma il terzo OS con vocazione business, serve capacità di scegliere liberamente. E nel mercato Mobile la scelta è ampia: da Blackberry a Sailfish Os di Jolla, da Ubuntu Mobile a Firefox OS di Mozilla, la scelta tocca a voi, cari utenti.

Cessiamo di essere utOnti e torniamo a essere end user con approccio Open Mind. Senza vedere “lati oscuri” anche laddove non ci sono, ma imparando a scansare le insidie dell’IT e della Rete, grazie alla consapevolezza. Quella vera, non quella indotta dalle mode del momento.

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