Recensione: La sfida del digitale nell’era Post-Digital Print.

Proprio quando un mercato – come quello editoriale – è chiuso a catenaccio, autoreferenziale e gerontocratico, fatto da vecchi arnesi per vecchi burosauri, allora sì che entrano gli elefanti in cristalleria. Con i ben noti risultati: un tappeto di vetri infranti. Il Washington Post, dopo l’acquisizione di Jeff Bezos, oggi è un laboratorio, che ha assunto circa 30 ingegneri, impegnati ad esplorare le potenzialità della Mobility (perché ciò che ha fatto la Rete alla Carta, ora verrà fatto dal Mobile al Web!). Il giornale è stato ripensato per il Mobile, per coinvolgere i lettori sui social media (ah, l’engagement!), mentre è stata ridisegnata la pagina degli articoli. I pezzi devono essere più snelli, la pubblicità più visibile e la velocità è stata aumentata di circa il 60/70%. I server devono sostenere l’aumento di traffico. Vengono sfruttati i Big Data (sapere tutto sugli abbonati è una miniera d’oro). La navigazione del sito punta sulla personalizzazione, e implementa il meccanismo della raccomandazione su Amazon.

Non sappiamo se un giorno il Washington Post, il giornale del Watergate e dei Pulitzer, s’integrerà con il Kindle o no. Ma non è questo il punto. Il fatto – da sottolineare – è che il futuro del giornalismo passa dalla sfida del digitale nell’era Mobile e dei BigData. La sfida è filosofica: passare da giornale tradizionale ad azienda tecnologica. A 360 gradi. Why not?

Cari editori, il vostro futuro è nell’IT. Gli editori invece di chiedere ‪le ‎caramelle‬ al Governo di Turno (le vacche grasse sono finite!), leggano il libro di ‪‎Alessandro Ludovico‬ intitolatoPost-Digital Print. E si chiedano com’è mutato il publishing dalla fine dell’800 ad oggi, esplorino il complesso rapporto tra carta e pixel. Aprano gli occhi e capiranno dove l’Editoria sta andando. Il futuro è adesso.

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