Xiaomi guarda alla Russia, dove Apple trema.

Quando il Ceo di Apple, Tim Cook, ha annunciato il suo coming out, dicendo di essere gay, non ha fatto i conti con la Russia di Vladimir Putin, dove l’omofobia alligna peggio della gramigna. Nell’ex impero sovietico hanno subito tolto il monumento a Steve Jobs, tanto per dire.

Ed ora Xiaomi, il quarto vendor del mercato smartphone, che ha superato Samsung in Cina nel secondo trimestre, che ha raddoppiato il fatturato e ha triplicato le vendite, guarda – non a caso! – alla Russia per crescere.

Ed Apple trema… Xiaomi ha ricevuto ieri una maxi valutazione fra 40 e 50 miliardi di dollari. La globalizzazione è sempre più suscettibile a geopolitica e fattori culturali, in un mondo dove la Cina è sempre più protagonista. Su 134 startup, 52 provengono dalla Silicon Valley, 27 da altre zone degli USA, 26 dalla Cina e appena 21 dall’Europa (fonte: Atomico, venture capital di Zennström, co-fondatore di Skype).

Apprezzo il coraggio di Tim Cook, ma in questa globalizzazione così aggressiva e con l’ago della bussola puntato verso il Far East, un battito d’ali a Mosca può davvero provocare un terremoto a Cupertino.

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