Il lato privato del Ceo Tim Cook.

All’inizio schivo, oggi sembra più a suo agio con la popolarità. E inizia a “sbottonarsi”, a raccontare qualcosa di più del suo privato. Ed emerge un Tim Cook dai principi saldi e di un uomo che ha a cuore la democrazia e i diritti umani. Il Ceo di Apple, vissuto negli anni ’70 nell’Alabama del governatore George Wallace, dove ha visto la segregazione razziale e le battaglie per i diritti umani, ha parlato agli studenti della George Washington University, esortandoli a combattere le ingiustizie.

A una folla di 25 mila studenti, ha detto: “Trovate la vostra Stella Polare, lasciate che vi guidi nella vita, nel lavoro (…)”, perché la sfida consiste nel trovare un lavoro, per pagare l’affitto, per portare il cibo in tavola e “(work that, ndr) lets you do what is right and good and just“. E per capire cosa è giusto e vero “è una ricerca, è un processo” ha spiegato Tim Cook, ricordando che il suo senso morale è stato plasmato da ciò che ha imparato dai suoi genitori e in chiesa e nel suo cuore e lo ha guidato nel suo viaggio di scoperta: “Ho trovato libri nella biblioteca pubblica che probabilmente non sapevano di avere. Essi dimostravano che Wallace aveva torto  — che le ingiustizie come la segregazione non hanno spazio nel nostro mondo, che l’uguaglianza è giusta.

Il 54enne Cook vuole fare la differenza: sta usando il suo profilo pubblico per sostenere i diritti gay, non solo ha fatto coming out, ma ha criticato il suo Stato di origine per non tutelare le persone in base all’orientamento sessuale e ha criticato l’Indiana per una normativa ingiusta, poi modificata.

Un articolo di Fortune ha scritto che Cook lascerà in beneficenza la maggior parte della sua fortuna, stimata in 780 milioni di dollari, oltre a pagare gli studi del nipote, oggi di dieci anni.

Cook non va quasi mai in vacanza, si alza alle 3:45 a.m. e la prima cosa che fa è indossare il suo Apple Watch, va a letto fra le 9.30 -10.00 p.m. Lo ha confidato un “ascetico” Cook al Telegraph.

Cook era sinceramente affezionato a Steve Jobs, tanto da offrirgli una parte del suo fegato per salvargli la vita quando aveva bisogno di un donatore per il trapianto. Non ha cancellato numero di Jobs dall’iPhone e ha mantenuto il suo ufficio così com’era. Jobs avrebbe voluto che Cook si concedesse una vita più sociale.

In questa agiografia, lasciateci un pizzico di “cinismo postumo”: secondo noi, Steve Jobs non sarebbe stato altrettanto generoso col suo fegato! (Ma questa è un’ipotesi priva di fondamento, eh).

P.s.: E comunque, dopo aver “santificato” un lato intimo di Cook, continueremo a non fare sconti e ad essere Apple Watcher con grande senso critico. Mi sembrava giusto raccontare questi fatti (nonostante un paio di marchette ad Apple Watch e all’iPhone, pura venialità, succede), in quest’Italia dove serpeggiano xenofobia e omofobia. Speriamo che il ritratto di Cook, Ceo di Apple, apra gli occhi a tanti. Tutto qui.

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