IoT, il futuro di Internet è nei sensori.

Internet delle cose (o meglio Internet degli oggetti o IoT, acronimo dell’inglese Internet of Things) è l’evoluzione di Internet: il 2.0 rappresenta il mondo del social networking e della comunicazione, mentre Internet 3.0 rappresenta l’estensione di Internet al mondo degli oggetti che dialogano fra loro. Grazie a sensori e a Internet, gli oggetti diventano smart: acquisiscono intelligenza e sono in grado di comunicare dati su se stessi e i di accedere ad informazioni da parte di altri. Stiamo per entrare nell’era dell’ubiquitous computing e dei Big Data raccolti dai sensori.

Dal 2020 IL MERCATO IOT TRIPLICHERÀ

La Rete dà intelligenza agli oggetti d’uso quotidiano: il frigorifero ci comunica sul telefonino se manca il latte o se è scaduto, le sveglie suonano prima, in caso di traffico intenso, le scarpe da ginnastica trasmettono dati (come tempi, velocità e distanza) per gareggiare in tempo reale con persone che corrono oltreoceano, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se un nostro congiunto si dimentica di prendere un farmaco, termostati intelligenti come Google Nest, le bottiglie d’acqua che ricordano agli anziani che hanno sete e devono bere.

Il mercato dei sensori ha prodotto fatturato per 108 milioni di dollari nel 2014 e prevede che questa cifra salirà a quota 800 milioni di dollari nel 2020.

Gartner stima che nel 2020 ci saranno 26 miliardi di oggetti connessi a livello globale. ABI Research prevede che saranno più di 30 miliardi. Ma altri istituti di ricerca parlano di 50/100 miliardi. Numeri enormi che potrebbero comunque garantire un incremento del fatturato delle aziende del 20%.

LA NOSTRA VITA È SEMPRE PIÙ SMART

L’Internet delle Cose si riferisce alla messa in rete di oggetti fisici tramite l’aggiunta di sensori, attuatori e altri device che possono registrare e trasmettere informazioni sugli oggetti. I dati immagazzinati da questi device possono essere analizzati per ottimizzare prodotti, servizi e operazioni.

La funzione principale dell’IoT consiste nel guadagnare efficienza collegando alla rete tutti i tipi di congegni elettronici. Ma non è tutto così semplice.

Gli oggetti intelligenti, con capacità decisionale, permetteranno risparmio energetico sia a livello personale (domotica e smart-home) sia a livello macroscopico (smart-city e smart grid).

IOT ha numerosi campi di applicazione: dal settore industriale (processi produttivi) alla logistica, dall’infomobilità fino all’efficienza energetica, dall’assistenza remota alla tutela ambientale.

L’imperativo di oggi consiste nel mettere sensori, software, connessione in tutte le cose le stiamo rendendo più intelligenti, “smart”. Sono Ssmart, connessi e dotati di sensori, le case (Smart Home), gli elettrodomestici, le televisioni (smart Tv), i termostati, le automobili (Smart car), la Wearable Tech e gli abiti che indossiamo.

All’inizio IoT si limitava agli oggetti o aluoghi muniti di etichette Identificazione a radio frequenza (RFID) o Codici QR che comunicano informazioni in rete o a dispositivi mobili come i telefoni cellulari.

Ma da allora gli oggetti quotidiani stanno diventando ogni giorno più smart.

Un esempio sono gli smartwatch, i dispositivi più promettenti di Wearable Technology, la tecnologia indossabile: Apple Watch è il famoso orologio intelligente di Apple: Apple Watch esiste in tante varianti di dimensioni, materiali, colori, e cinturini, con prezzi che partono da 419 Euro.
Su Apple Watch s’inseriscono i nostri dati biometrici e il nostro stile di vita. A questo punto Apple Watch stabilisce degli obiettivi giornalieri da raggiungere nell’arco della giornata. Gli obiettivi riguardano: il numero di calorie bruciate (calcolate in base al movimento), l’attività fisica (anche una passeggiata a passo sostenuto) e il tempo trascorso in piedi: ogni ora ci viene ricordato che dovremmo alzarci e muoverci per almeno un minuto. Il sensore che misura il battito cardiaco, effettua una misurazione ogni 10 minuti.

Apple Watch ha quattro funzioni: quella di orologio (con i quadranti personalizzabili), quella di “estensione” dell’iPhone (per ricevere sul polso: notifiche, messaggi, email e chiamate), quella di far girare apps; e infine fitness e salute (Apple Watch è dotato di sensori per registrare battito cardiaco e attività fisica anche senza richieste dell’utente).

Google Nest ha un programma che invita gli sviluppatori di terze parti a lavorare insieme “per rendere la casa più sicura ed il consumo d’energia più efficiente e consapevole”: si tratta del controllo remoto degli elettrodomestici, ma anche del “lavorare dietro la scena per anticipare i bisogni delle persone per rendergli la vita più facile”.

All’IFA di Berlino, Samsung ha presentato SmartThings Hub, definito il cuore della Smart Home, per monitorare e controllare da remoto i gadget connessi a internet e i servizi da un unico luogo. IoT SmartThings Hub per le case connesse, un’unità centrale per connettere, monitorare e control lare dispositivi domestici di Internet of Things (IoT).

Sony Smart Tennis Sensor: si monta un sensore alla base del manico e si monitorare la sessione di gioco, per poi analizzarla sull’app disponibile sia per Android che per Apple. Il sensore Sony dice quanti diritti e rovesci avete colpito, se usate più topspin o slice, dove impattate la palla sul piatto corde e anche la velocità iniziale di partenza del vostro colpo. Sony permette di guardare cosa succede in tempo reale: infatti, tramite Bluetooth, il sensore trasmette allo smartphone i dati in tempo reale. E inoltre, con la funzione live video, consente la visualizzazione successiva, come il replay dei colpi, l’affiancamento di diverse riprese dello stesso colpo e così via.

APPLICAZIONI

Le applicazioni Internet of Things più interessanti riguardano l’elaborazione delle grandi quantità di dati che provengono dalle installazioni sul campo utilizzando algoritmi di machine learning. Ci spiega TechWeek: “Teradata Listener è un modulo software self-service – nel senso che può essere usato da personale anche non (troppo) tecnico, senza coinvolgere lo staff IT – in grado di “ascoltare” in tempo reale i flussi di informazioni che provengono dai dispositivi IoT installati e poi di distribuirli verso le piattaforme che dovranno elaborarli”.

IBM è considerata una delle aziende più IoT-oriented del momento. L’azienda ha messo a punto una nuova business unit che ha l’obiettivo di mettere le competenze IBM al servizio dei Big Data e delle applicazioni analitiche in soluzioni in ambito Internet of Things.

Dal punto di vista dei prodotti la novità è IBM IoT for Automotive, un servizio cloud specifico per il mondo automobilistico che si basa sulla IBM IoT Foundation. L’idea di fondo della soluzione è raccogliere i dati che provengono dai sensori che sono collocati, in numero sempre crescente, nelle automobili per trarne, grazie alla funzioni analitiche di IBM, informazioni contestualizzate legate ai veicoli, ai guidatori e all’ambiente. La soluzione si può anche collegare ai dati forniti da terze parti, come i gestori di parcheggi, e a quelli contenuti nei sistemi IT tradizionali dei costruttori di autoveicoli.

CRITICITÀ: Sicurezza e la privacy. Le aziende stanno lavorando su soluzioni che rendano sicuri gli oggetti da attacchi hacker, ma in futuro sarà necessario applicare un antivirus o altri sistemi di protezione anche al termostato o al frigorifero.

Molte applicazioni connesse a Internet già oggi possono “spiare le persone in casa loro”: smart Tv, strumenti per la cucina, fotocamere e termostati.

Il vero timore è che lo IoT possa minare il controllo di ognuno sulla propria vita.

1) Consenso informato dell’utente;
2) Libertà di scelta;
3) Anonimato.

SICUREZZA

L’hacker GTV dice di aver preso il controllo del termostato intelligente attraverso una backdoor lasciata aperta nella sua modalità di recupero. L’hacking ai danni della Jeep ha dimostrato che le vulnerabilità possono essere trovate ovunque ci siano un OS e apps installate. Per proteggere una macchina, serve sicurezza a bordo come su Pc o Mobile.

Lo scandalo Volkswagen aggiunge una nuova dimensione al problema: all’Internet delle Cose Hackerabili si deve affiancare l’Internet delle Cose che barano. Nel Diselgate, i sensori sono stati usati per ingannare i test sulle emissioni inquinanti. Sono loro, come si deduce dalle carte dell’EPA, a consentire il complesso meccanism di violazione sfruttato per bypassare i controlli: per riconoscere se la vettura sta subendo un test o meno, eccoli interpolare dati “inclusa la posizione del volante, la velocità del veicolo, la durata dell’operatività del motore e la pressione barometrica”.

QUIZ: L’Internet delle cose è una sfida per tutto il mercato industriale e per tutti gli esperti di sicurezza e i cittadini. Molto presto saranno collegati miliardi di oggetti. Cosa sai di IoT?

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